Un articolo di barbara Rachetti sull’evento Donne e Mobilità e la Carta della mobilità delle Donne, con un commento di Anna Donati, Presidente RSM e Giuseppina Gualtieri, Presidente Tper.
Forse non ci hai mai pensato, ma il modo in cui ci spostiamo riflette il modo in cui viviamo.
Le donne, per esempio, si muovono molto di più per la gestione familiare rispetto agli uomini (34,4% contro il 27,1%), così come usano di più i mezzi pubblici (8,5% contro il 7,7%) e… le gambe (22,9% contro il 19%7). I dati raccolti dall’Osservatorio Audimob di Isfort (Istituto Supcriore di Formazione e Ricerca per i Trasporti) sono preziosi, perché raccontano il nostro mondo: un’Italia in cui le donne lavorano ancora troppo poco, si addossano in modo prevalente la cura della famiglia e rinunciano a uscire la sera.
Proprio sulla base di questi numeri è allo studio la Carta della Mobilità delle Donne, ovvero una serie di azioni concrete con l’obiettivo di rendere la mobilità più equa. Cosa vuol dire? Lo spiega Anna Donati, presidente di Roma Servizi per La Mobilità, l’azienda pubblica che gestisce i trasporti nella Capitale. «La maggior parte delle donne accompagna i figli a scuola, la metà di loro va al lavoro, poi riprendono i bambini e intanto si occupano dei genitori anziani.
I loro spostamenti sono più brevi e più numerosi di quelli maschili». Tutto ciò ci restituisce la fatica quotidiana delle donne. Perciò occorre fare in modo che siano più libere di spostarsi e alleggerite di tanti pesi. «I Comuni, per esempio, potrebbero progettare più piste ciclabili per incoraggiare l’autonomia dei ragazzini nei piccoli spostamenti casa-scuola e rendere più sicure le strade nei centri abitati» prosegue Donati. «Programmare il futuro in un’ottica di genere significa anche studiare nuovi spazi nelle città in base al principio della naturai survei/lance (wm progettazione che scoraggi le attività criminali favorendo l’illuminazione e riducendo i nascondigli, ndr) e sviluppare servizi innovativi come i sistemi pay as you go (si paga il mezzo pubblico solo per il tempo effettivo di utilizzo, ndr} o le fermate a richiesta nelle ore notturne».
Servizi che agevolano le donne ma di cui, alla fine, beneficiano tutti.
Anche le aziende sono chiamate a intervenire, come spiega Giuseppina Gualtieri che, oltre a essere Presidente c amministratore delegato di TPER (l’azienda per il trasporto pubblico dell’Emila Romagna), è anche vicepresidente di ASSTRA, l’associazione che raduna 141 aziende per la mobilità. «Stiamo lavorando anche con le imprese per migliorare la mobilità in ottica di genere, perché può facilitare la partecipazione al lavoro da parte delle donne. Per questo le spingiamo a riconoscere bisogni diversi tra gli utenti e progettare servizi più equi, così come un welfare attento alle famiglie, con turni e congedi parentali all’insegna della parità».