Mobilità, infrastrutture, ambiente: la transizione giusta per la sostenibilità

Ponte sullo Stretto di Messina: l’azzardo del Governo Meloni, con danni ambientali certi che peserà sulle tasche degli Italiani

7 Agosto 2025

Il CIPESS ha approvato la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina dopo una procedura amministrativa complicata, supportata da leggi ad pontem, approvate con voto di fiducia, e già oggetto di ricorsi amministrativi e reclami comunitari.
Le Associazioni Greenpeace, Lipu, Legambiente e WWF Italia giudicano la decisione del CIPESS un vero e proprio azzardo, sia per motivazioni economiche sia per il quadro d’incertezza del progetto che rimanda alla fase progettuale esecutiva test dirimenti ed analisi essenziali.
Non stupiscono le dichiarazioni trionfalistiche del Governo e del Ministro Salvini in particolare: rientrano nel quadro della propaganda politica e sono state già smentite dai numeri e dalle carte.
Come si è sempre dato per scontato il parere della Commissione VIA, oggi si dà già per acquisito il parere della Corte dei conti che, invece, ancora deve pronunciarsi. Si tace sul fatto che la cosiddetta apertura dei cantieri sarà poco più che simbolica e riguarderà interventi preliminari sia perché il progetto esecutivo non è ancora stato redatto, sia perché la modifica di legge voluta dal Governo per procedere ad una cantierizzazione a fasi spezzetterà il progetto esecutivo lasciando sino all’ultimo aperta l’incognita sui risultati sulle prove da fatica sulla tenuta dei cavi e sugli approfondimenti sismici prescritti dalla Commissione VIA. Si fa finta che gli impegni di spesa pubblica assunti per il Ponte abbiano le necessarie coperture quando ci si sta affannando per farli incredibilmente passare tra le spese militari al di fuori del patto di stabilità.

Un progetto stimato a 13,5 miliardi di euro, mai valutato in termini di terzietà, che ha visto posizioni negative esplicite dei Governi tecnici di Mario Monti e Mario Draghi, che è stato prima presentato come attrattore d’investimenti privati ed oggi invece assorbe oltre 6 miliardi del Fondo di Coesione e Sviluppo (di cui 1,6 di competenza delle Regioni Sicilia e Calabria): per il Ponte si sottraggono fondi destinati ad alleviare le disparità economiche e sociali e a promuovere lo sviluppo equilibrato del territorio, tagliando altri interventi destinati a servizi e welfare. Il Ponte va avanti mentre si sottraggono risorse al trasporto dei pendolari, alle scuole ed all’assistenza sanitaria.

L’opera non ha nulla a che fare col sistema trasportistico. Una radicale revisione del sistema dell’attraversamento dinamico dello Stretto, con traghetti e aliscafi nuovi, a bassissimo impatto ambientale, magari appositamente progettati sulle dimensioni dei nuovi treni ad alta velocità (compresi quelli a due piani di nuova generazione non ancora operanti), con i punti di attracco ristrutturati e resi più efficienti, con nuovi collegamenti o col ripristino di alcuni dimessi (come quello diretto con l’Aeroporto di Reggio Calabria), costerebbe un terzo del Ponte e garantirebbe una mobilità più flessibile e idonea alle esigenze del territorio e non solo.

Greenpeace, Lipu, Legambiente e WWF Italia, invece, continueranno a sostenere le proprie tesi e ricorreranno ancora una volta in tutte le sedi, affinché lo scempio non si compia e non si buttino via miliardi di euro in un’opera inutile, mentre il sistema del trasporto pubblico dell’intero Paese si trova in condizioni sempre più insostenibili.

Leggi il comunicato integrale delle associazioni ambientaliste.

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