Mobilità, infrastrutture, ambiente: la transizione giusta per la sostenibilità

Lunardi, pedaggio anche sulle statali

29 Luglio 2004

L’Arena

Lunardi: pedaggio anche sulle statali
L’indicazione del ministro per le Infrastrutture inserita nel Dpef riguarda 4.500 chilometri della rete nazionale dell’Anas
La nuova imposizione darebbe 1,4 miliardi da usare per opere stradali

Roma. Strade statali a pedaggio. Soprattutto al Sud e soprattutto se equiparabili a un’autostrada. Questa la proposta del ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi per finanziare, con una tassa aggiuntiva, la realizzazione delle grandi opere. I caselli arriverebbero a governare 4.500 chilometri di strade gestite dall’Anas, quasi un quarto dei 20 mila chilometri totali. Caselli che potrebbero spuntare per esempio sulla Salerno-Reggio Calabria, nominalmente già un’autostrada, o sulla Catania-Palermo-Trapani o ancora sulla Ionica, che percorre l’interno del tacco dalla Basilicata alla punta della Calabria. E potrebbero arrivare anche sul Grande Raccordo Anulare di Roma o sulla Roma – Fiumicino o sulla Tangenziale di Milano. «Un giusto prezzo per avere servizi a livello e credo che i cittadini se avranno un buon servizio reagiranno bene». Così ieri il ministro Lunardi ha definito la sua proposta contenuta nel «Programma infrastrutture strategiche» allegato al Dpef, un documento che definisce il quadro programmatico e finanziario delle grandi opere previste dalla Legge Obiettivo anche in vista della Finanziaria 2005. Grandi opere per le quali il ministro ha chiesto 7,2 miliardi di euro dalla Finanziaria del 2005 ma che per la situazione dei conti dello Stato teme di non poter avere tutti. Per questo Lunardi ha chiarito che la sua proposta servirà a finanziare le grandi opere anche se «il fatto di pedaggiare 4.500 chilometri di strade ovviamente non sarà l’unico modo per finanziarle, perché abbiamo bisogno di tante e tante risorse, però ci dovrà aiutare». Ad essere interessata dalla proposta, scriveva ieri Il Sole 24 Ore riportando le dichiarazioni del ministro, è quella parte della rete Anas con «caratteristiche molto vicine a quella autostradali», ovvero attraversata giornalmente da un flusso superiore a 20mila veicoli. E la scelta dei tratti dovrebbe essere cosa già fatta. Resta da capire quale sarà il modo, nel caso in cui la proposta diventi norma effettiva, per costringere gli automobilisti a pagare. Dall’imposizione di pedaggi anche su un quarto circa delle strade statali italiane si dovrebbero ricavare risorse per 1,1 – 1,4 miliardi di euro da utilizzare come volano, per attirarne altre, e coprire il 25-30 per cento delle opere stradali previste nel primo programma per le infrastrutture strategiche approvate dal Cipe nel dicembre del 2001. E il Sud è al centro delle attenzioni del ministro che ha precisato che il pagamento dei pedaggi sulle strade statali riguarderà anche quelle del Mezzogiorno che «non era abituato a pagare pedaggi». Anzi, aggiunge il ministro, «il Sud è stato sempre discriminato anche perché non si pagavano pedaggi in autostrada. Io credo che il Sud deve comportarsi come il Nord. Deve comportarsi meglio del Nord e deve adeguarsi a quelle che sono le regole del Paese. E se quindi il Mezzogiorno avrà buoni servizi è giusto che paghi i pedaggi». Una sottolineatura, quella sul Sud, che Cittadinanzattiva ha trovato offensiva visto che «ancora una volta il Sud non ha strade di qualità e paga già più di quanto gli viene reso in termini di servizio». E più in generale proposte come quella di Lunardi, secondo Cittadinanzattiva, «non hanno alcun tipo di fondamento se non quello di essere un chiaro segnale del panico del Governo rispetto alla crisi del Bilancio pubblico». «Un assurdo pedaggio feudale per finanziare le grandi opere», questa l’accusa dell’Intesa dei consumatori, che annuncia che «si opporrà in tutte le sedi» contro questa proposta del ministro per le Infrastrutture. E non mancano anche le critiche dai Verdi con Anna Donati, capogruppo in Commissione Lavori Pubblici del Senato, che giudica «una beffa far pagare ai cittadini una tassa aggiuntiva su un servizio infrastrutturale di cui già dispongono esclusivamente per trovare le risorse da destinare a nuove grandi opere sbagliate e che non risolveranno, peraltro, i problemi di mobilità di persone e merci». Sulla proposta interviene anche la Margherita con Donato Veraldi, capogruppo nella Commissione lavori pubblici del Senato. «Mentre il Cnel certifica che le prime opere sulle infrastrutture riguardano, per la parte realizzativa, soltanto la centesima parte dell’impegno iniziale previsto, il Ministro delle Infrastrutture Lunardi ha pensato bene di introdurre una ulteriore vergognosa gabella. Il pagamento di pedaggio», prosegue Veraldi, «addirittura sulle strade statali danneggia soprattutto il Mezzogiorno che paga due volte le scelte scellerate di un Governo che per battere cassa fa ricorso senza pudore a misure anacronistiche, antipopolari, smaccatamente furbesche. Tutto nel tentativo di arginare una devastante caduta di credibilità che non ha ormai più limiti innanzi ad un Paese ormai disilluso e senza grandi prospettive. Non riesco ad immaginare», ha sottolineato Veraldi, «neppure per un attimo come si possa giustificare, per esempio, nella mia Regione, in Calabria, un qualsivoglia pagamento di pedaggio sulla statale 106 letteralmente dimenticata dal Governo ed ogni giorno sempre più pericolosa per quanti vi si avventurano; voglio sperare che il Dpef non contenga una misura tanto iniqua quanto ingiustificata e che, soprattutto, si rimuova l’alibi squallido del miglioramento delle opere viarie. Il Mezzogiorno», ha concluso l’esponente della Margherita, «attende da tempo interventi decisivi e con risorse chiaramente individuate ed in grado di colmare un gap che non può essere ridotto da clamorosi flop di un Governo ormai al capolinea».

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e garantire il corretto funzionamento del sito. Continuando a utilizzare questo sito, riconosci e accetti l'uso dei cookie.

Accetta tutto Accetta solo i necessari