“Il Codice Appalti, con i suoi 257 articoli e 22 allegati, stravolge le regole della legge Merloni. Il testo presenta un eccesso di delega ed è palesemente incostituzionale”. E’ l’accusa mossa oggi in una conferenza stampa, tenutasi a palazzo Madama, dai senatori Anna Donati (Verdi) Paolo Brutti (DS) Giuseppe Scalera (DL) e l’on. Tino Iannuzzi (DL), nella quale si è contestato il provvedimento, attualmente all’esame delle commissioni parlamentari competenti, per un semplice parere non vincolante.
“Le Regioni, le Province e i Comuni – hanno ricordato i parlamentari dell’Unione – sono stati fortemente contrari, e molto critico è stato anche il giudizio dell’OICE, dell’ordine degli architetti ed ingegneri. Ma sono pesanti anche le osservazioni contenute nel parere del Consiglio di Stato. Insomma, si tratta dell’ennesimo colpo di mano di un governo in scadenza che, in proprio, produce un testo unico, pieno di incongruenze ed errori, e che farà lievitare il numero di contenziosi ed i ricorsi davanti alla Corte Costituzionale. Per queste ragioni l’Unione, sia al Senato che alla Camera, presenterà un parere negativo al Codice in materia di appalti di lavori, forniture e servizi”.
” Di questo provvedimento non condividiamo il metodo ed il merito – ha dichiarato la senatrice Anna Donati, responsabile Trasporti dei Verdi – il governo ha infatti presentato lo schema di decreto a Camere sciolte e senza concordare il testo con le Regioni, che in Conferenza Unificata hanno espresso un netto parere negativo. Nel merito, invece, il governo, con un eccesso di delega, rispetto al semplice recepimento di due direttive Europee, affonda due paletti fondamentali della legge Merloni. Vale a dire, separazione tra progettazione e costruzione ed ampliamento della trattativa privata. Vorrei ricordare che queste due norme non vengono modificate dalle nuove direttive Ue e che già una sentenza della Corte Costituzionale (482/95) aveva riconosciuto legittime nella loro applicazione più restrittiva.”
“Non si capisce il motivo per cui proprio ora, dopo non aver fatto nulla per oltre tre anni dall’approvazione della legge 166/02 – ha proseguito il senatore Paolo Brutti, capogruppo DS in commissione lavori pubblici – il governo ha messo a punto, in fretta e furia, un Codice che interviene su almeno una cinquantina di provvedimenti vigenti, senza sottoporre il testo ad un adeguato esame del Parlamento. Ampliando fino all’inverosimile la delega prevista dalla legge Comunitaria per l’anno 2004, il governo nel testo riscrive le regole sull’affidamento a trattativa privata e sull’appalto integrato: due temi cruciali per trasparenza e concorrenza, già al centro della vicenda Tangentopoli”.
“Tra l’altro, nel corso dei lavori preparatori – ha ricordato l’on. Tino Iannuzzi, responsabile infrastrutture DL- il ministro delle politiche Comunitarie ci assicurò che il governo avrebbe prodotto uno schema di decreto per il semplice recepimento delle due nuove direttive, oggi invece siamo di fronte ad un testo che interviene pesantemente su tutto il settore dei lavori pubblici e sulla legislazione esistente. Lo stesso Consiglio di Stato ha rilevato la violazione dei principi di cooperazione e coinvolgimento delle Regioni nella formazione della norma che contiene incertezze, errori ed il mancato coordinamento delle norme. Noi chiediamo che il testo sia riportato in Consiglio dei Ministri, affinché siano rispettati i termini della delega e la leale cooperazione con le Regioni.”
“Oltre a stravolgere la funzione dell’Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici – ha aggiunto il senatore della Margherita, Giuseppe Scalera – il Codice segna un’inversione di tendenza di rigore sugli arbitrati, con effetti distorsivi per il mercato regolare, ed aggrava il contenzioso Stato-Regioni. E’ stato, infatti, disatteso il titolo V della Costituzione, articolo 117, poiché il governo ha attribuito allo Stato la competenza esclusiva, anziché concorrente, in materia di lavori pubblici. Infine, vorrei ricordare – ha concluso – che il provvedimento interviene su una materia estremamente complessa, soprattutto per il nostro Mezzogiorno che faticosamente sta cercando di dotarsi regole di trasparenza nel settore degli appalti.”