Il Giornale di Vicenza
Verdi: «Se vinciamo l’attuale progetto sarà buttato e rifatto»
di Sandro Sandoli
I Verdi hanno la preoccupazione di non passare per quelli che dicono sempre e comunque no. Si sono appena appellati a Bruxelles contro la procedura che ha preceduto l’approvazione del progetto preliminare di Pedemontana, però si affrettano a precisare che non sono contro la “superstrada”, che anche loro convengono sulla sua necessità, ma che hanno tanto da ridire sull’iter semplificato adottato dalla Regione e su altre “stranezze” sulle quali adesso deve pronunciarsi la Comunità europea. Il presidente provinciale Erasmo Venosi lo ripete un paio di volte: «Siamo contrari alle infrazioni che sono state perpetrate, non all’opera in sé». E la senatrice Anna Donati, capolista dei candidati veneti al senato, è più esplicita: «Se le elezioni le vince l’Unione, il progetto si smonta e si rifà: tutto sommato si perderebbe soltanto qualche mese». In sostanza nella petizione all’Ue i Verdi puntano il dito contro l’uso distorto che è stata fatto della dichiarazione del Cip del 2001, che avendo classificato la Pedemontana tra le opere strategiche ha di conseguenza aperto la porta alle procedure semplificate. Come spiega Venosi, una legge europea del 1992 ha individuato sul territorio siti di interesse comunitario (i sic) e zone di protezione speciale (zts), di fronte ai quali non c’è fretta che tenga e non c’è semplificazione procedurale che possa essere ammessa. Invece. credendo che l’etichetta di infrastruttura strategica giustifichi tutto, è stata saltata la valutazione di incidenza ovvero come interferisce e se è compatibile con sic e zts.
Il primo motivo del ricorso è proprio questo: è stato acceso il disco verde al progetto preliminare, senza che la società “Pedemontana spa”, come le imporrebbe la legge, abbia valutato l’impatto della futura superstrada sulle zone protette (sic o zts) Le Poscole e Prai di Castello nel Trevigiano, il Bosco di Dueville e le zone umide del Brenta nel Vicentino.
Ma sono stati anche altri due i motivi che hanno spinto la settimana scorsa i Verdi a mettere sul banco degli imputati la “Pedemontana spa”. Intanto sarebbe insufficiente se non irrisoria la valutazione dell’impatto sulla salute pubblica che dovrebbe essere contestuale alla valutazione di impatto ambientale. Precisa Venosi; «Lo studio degli effetti sulla salute si riducono a 13 paginette di statistiche demografiche e a una tabella sulla cause di morte nella nostra regione. Francamente… un po’ poco». Poi griderebbe vendetta la delibera della giunta veneta numero 3853 del 2004, con cui sono stati erogati su base annua 20 milioni e mezzo di euro per mantenere l’equilibrio gestionale della “Pedemontana spa”, con possibilità, sempre per lo stesso motivo, di interventi economici successivi. Precisa Venosi: «Va verificato in sede comunitaria se queste elargizioni non si configurino come quegli aiuti di Stato che dalla Ue sono proibiti. Se n’era già parlato nel 2004 con un ricorso al Tar del Veneto, che però allora aveva detto che la presunta illegittimità dell’erogazione di soldi alla società era assorbita da un altro ricorso al tribunale amministrativo per la mancata presentazione dello studio di impatto ambientale assieme al progetto preliminare, ripresentato infatti nel 2005 e riapprovato dal Cip».
Questi i motivi tecnico-giuridici del ricorso depositato a Bruxelles. Ma ci sono anche motivazioni più squisitamente politiche. La senatrice Donati boccia l’esclusione dai sindaci dalla valutazione di impatto ambientale: «Il governatore Galan li ha chiamati, un terzo non erano d’accordo, ma lui è andato a Roma da solo ed ha detto sì a nome di tutti». Venosi insiste sul fatto che la Pedemontana, come è stata progettata, serva in minima parte al traffico locale, che invece ne dovrebbe giustificare la realizzazione: «La chiamano superstrada e invece sarà una autostrada a pagamento, tutti i dati sulla viabilità veneta dicono che ci sarebbe stato bisogno di una struttura leggera, invece la futura arteria avrà 7 sette in 94 chilometri, con 28 chilometri di complanari». Insomma, come dicono anche il presidente regionale Paolo De Marchi, la consigliere provinciale Rosanna Rosato, il consigliere comunale Ciro Asproso e di circoscrizione 3 Olol Jackson, sarebbe stato approvato un progetto sbagliato e non condiviso dagli Enti locali: «Noi alle opere veramente utili e approvate dagli interessati diciamo sempre sì: questo invece lo bocciamo e se vinciamo lo rifacciamo».