Il Sole 24 ore – Politica
Previsto invece il potenziamento del Gottardo e del Brennero Bocciata la «legge obiettivo» – Sconfitta la linea Ds-Margherita a vantaggio dell’ala «estrema» – No unanime al Ponte di Messina
di Giorgio Santilli
Brinderanno Ferrentino e i comitati no-Tav. Volti scuri, invece, si può immaginare, per la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, e per il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. A sorpresa, nel programma di Romano Prodi scompaiono la Torino-Lione e il traforo del Frejus. Non sono una priorità. Quando infatti il generico richiamo alla «integrazione con le grandi reti infrastrutturali europee» si fa più specifico e si abbozzano priorità infrastrutturali di dettaglio, ecco, a pagina 138, cosa ne viene fuori: che tra i grandi assi di raccordo all’Europa occorrerà «dare priorità alle direttrici già vicine alla saturazione dei traffici, come ad esempio quelle verso il Gottardo e il Brennero». Due priorità che evidenziano, in realtà, la grande assenza.
Vince, insomma, alla fine, la tesi della verde Anna Donati, degli economisti dei trasporti Marco Ponti e Andrea Boitani. Fra i ds, durante i lavori di stesura del programma, ha lavorato in questa direzione Walter Tocci, già vicesindaco di Roma, padre delle brillanti liberalizzazioni capitoline poi abortite, da sempre più attento ai servizi che ai cantieri. Una vittoria che potrebbe essere tranquillamente sintetizzata con lo slogan che campeggia nei cartelloni elettorali dei Comunisti italiani di Diliberto: «Una grande opera: treni ai pendolari».
Uno dei capitoli più delicati del programma di Prodi, per le difficoltà di trovare un equilibrio fra la parte moderata dell’alleanza e quella estrema, segna un punto a favore di quest’ultima proprio sull’opera più delicata. La Torino-Lione può attendere, almeno stando alla lettura del documento. Letteralmente non significa bloccarla, negarla, fermarla. Ma non sarà facile riprendere il dialogo in val di Susa con questo paletto. E per Ds e Margherita sembra una sconfitta secca.
Lo slittamento della Torino-Lione non è, però, un dato isolato. Non solo perché il no al Ponte sullo stretto si è fatto, nel frattempo, più netto (il programma, a pagina 214, lo considera ormai «inutile e velleitario»). Piuttosto, lo slittamento della Torino-Lione sembra la punta di un cambiamento radicale di strategia rispetto alla politica del Governo Berlusconi.
Il centro-sinistra non ha nessuna voglia, in altre parole, di lanciarsi nelle promesse di grandi elenchi di cantieri da aprire. Considera la legge obiettivo «un fallimento». Mette in conto, invece, dopo le elezioni, una revisione del piano delle grandi opere fondato su quattro cardini: 1) approccio finanziariamente realistico («sulla base delle risorse finanziarie disponibili»); 2) attenzione prioritaria sempre al servizio che le infrastrutture possono fornire («coerente con il Piano generale dei Trasporti); 3) «coinvolgimento attivo degli enti territoriali» nella decisione sui singoli interventi; 4) scelta delle singole opere «alla luce delle risultanze della valutazione ambientale strategica e dell’esame del rapporto costi-benefici».
Fin qui la frenata sulle grandi opere. Ma il cambiamento di strategia non si vede solo in negativo. Nel programma di Prodi viene fuori anche tutta la politica per i servizi di trasporti che è rimasta oscurata nei cinque anni di Governo Berlusconi: rilancio delle liberalizzazioni dei servizi di trasporto pubblico in ambito nazionale e locale (con la novità della liberalizzazione dei taxi nelle città); potenziamento e maggiori fondi al trasporto locale; programma di investimento pluriennale per il materiale rotabile delle Fs «che possa diventare anche un’occasione per il rilancio di ciò che rimane del settore industriale di riferimento» cura del ferro nelle città, con la realizzazione di nuove metropolitane e coerenti «scelte di riconversione delle tracce liberate dall’entrata in funzione dell’Alta velocità»; attenta ricognizione delle tariffe autostradali; istituzione di un’Autorità dei trasporti; nuova legge urbanistica, considerata una priorità stop ai condoni edilizi; sviluppo della portualità per fare del Mezzogiorno d’Italia la nuova piattaforma logistica del Mediterraneo.
Va in pensione, invece, una vecchia creatura del centro-sinistra, la legge Galli, che, in verità, non ha mai funzionato davvero. Tra le liberalizzazioni è drasticamente esclusa l’acqua, che resterà pubblica, rete e servizi.