Mobilità, infrastrutture, ambiente: la transizione giusta per la sostenibilità

Gli interessi sul Ponte

17 Luglio 2005

il Manifesto (prima pagina) GRANDI OPERE

Strane coincidenze sotto al Ponte
Relazioni sospette tra vincitori dell’appalto e committente. La mobilitazione di ambientalisti
e pescatori sullo Stretto.
PAGINA 8

Gli interessi sul Ponte
Troppe connessioni tra concorrenti all’appalto e committente. I Verdi: sospendere la gara

Guglielmo Ragozzino

La società Stretto di Messina Spa sta realizzando da decenni il Ponte dalla Calabria alla Sicilia. L’inizio dei lavori, più volte rimandati, dovrebbe avvenire l’anno prossimo. La fine dei lavori nel 2012. Entrambe le date sono indispensabili per programmare la spesa nonché ottenere i relativi finanziamenti e permessi, ma è altrettanto vero che nessuno crede che l’opera inizi davvero e che davvero si concluda. Ci sarà probabilmente, nella prossima primavera, la posa della prima pietra, in mare o altrove, o il primo colpo di piccone, per il quale si presterà generosamente, sottraendosi ai molteplici, pressanti impegni, Silvio Berlusconi, ormai sotto elezioni. Nel mese scorso la Stretto di Messina ha adempiuto a una delle incombenze di sua spettanza, nominando una commissione giudicatrice, formata di persone di sua fiducia, anche dipendenti dalla società stessa, con il compito di scegliere il Contraente generale (general contractor) cui affidare la realizzazione del Ponte. «E’- per Pietro Ciucci amministratore delegato – la più grande gara mai realizzata in Italia, con un valore pari a 4,4 miliardi di euro». Si vince sulla base di prezzo, organizzazione, valore tecnico ed estetico della variante, costo di utilizzazione, riduzione dei tempi. Infine pesa il finanziamento che i Contraenti sapranno apportare.

La gara è stata molto travagliata, ma non per l’irrequietezza dei partecipanti, tipo Palio di Siena, ma proprio per il motivo opposto. Alla chiusura dei termini previsti dal bando, risultava iscritto un solo concorrente. Niente gara quindi. In particolare, avendo fiutato il vento cattivo, o temendo una perdita di tempo o la poca serietà dell’insieme, o l’impossibilità di vincere, nessuno dei grandi gruppi costruttori si era preso la briga di iscriversi alla gara per Contraente generale. Così i termini sono stati riaperti e al primo iscritto, Astaldi, si è aggiunto il secondo e ultimo, Impregilo. E lo ha fatto di mala voglia, secondo l’on. Claudio Fava, che ha anche suggerito l’idea di una gara che avviene «tutta in un condominio».

Tanto Astaldi che Impregilo capeggiano un raggruppamento o un’associazione temporanea d’imprese; la squadra di Astaldi è composta di Ferrovial & Agroman Sa, Maire Engineering, Ghella, Viani Lavori e Grandi lavori Fincosit; la squadra di Impregilo comprende Sacyr Sa, Cmc, Ishikawajima-Harima Heavy Industries Co Ltd, Aci Scpa- Consorzio stabile. Come si può notare, nelle squadre sono stati chiamati alcuni protagonisti delle costruzioni internazionali, come gli spagnoli di Ferrovial che lavorano nell’alta velocità italiana, o la Maire che ha rilevato un anno fa la Fiat Engineering o i giapponesi dal nome improponibile. Sono presenti anche le cooperative (Muratori e cementisti di Ravenna- Cmc).

Il condominio di cui parla Fava è il modello di impresa tipicamente italiano: i costruttori fanno parte di una società l’Igi (Istituto grandi infrastrutture) che è presieduta da Giuseppe Zamberletti da una ventina d’anni. Zamberletti da non molto presiede anche la Stretto di Messina. E’ possibile immaginare che sia stato incaricato di distribuire tra i soci Igi l’affare del Ponte, molto interessante per tutti gli incarichi tecnici e ambientali, le consulenze di varia natura, che saranno frequenti e lucrosi anche in assenza del Ponte propriamente inteso.

La Commissione giudicatrice nominata in giugno ha attirato l’attenzione, tra gli altri, della senatrice verde Anna Donati che si è divertita (si fa per dire) a mettere in luce i legami esistenti tra i concorrenti al ruolo di Contraenti generali, le società raggruppate con essi; e dall’altra parte la giuria e gli esponenti di Stretto di Messina e di Igi. Secondo Donati, i legami in entrambe le direzioni (Astaldi e Impregilo) sono talmente forti e compromettenti da richiedere un intervento governativo, per evitare intrecci impropri che darebbero luogo a successive contestazioni per gli evidenti conflitti d’interesse. Ma Donati si sbaglia. Forse che i conflitti d’interesse non sono il sale della terra?

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