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Fiamme spente in serata.
Nessun rischio per la salute dei cittadini. Lo comunica l’Arpav dopo i primi risultati delle analisi emesse dal laboratorio specializzato di Venezia sui prelievi effettuati nell’incendio dell’azienda De Longhi di Treviso.
“L’unica raccomandazione da fare – prosegue il Centro coordinamento soccorsi- è quella di chiudere le finestre ed evitare nei prossimi giorni il consumo di alimenti a contatto diretto con l’ambiente esterno come le verdure fresche e la frutta. La Provincia si sta attivando anche per la tutela delle acque per evitare che le sostanze usate per spegnere l’incendio (acque e schiumogeni) inquinino le acque superficiali”.
Più preoccupati gli ambientalisti
“La speranza – secondo Legambiente – è che l’allarme si ridimensioni presto senza ulteriori conseguenze negative per la popolazione e il territorio”.
“Siamo di fronte ad una emergenza ambientale, occupazionale ed economica”. Lo afferma la senatrice dei Verdi Anna Donati, presidente della Commissione Lavori pubblici, Comunicazioni.
“L’incendio ha sviluppato una grossa nube di diossina,coinvolgendo un’ampia area della città di Treviso densamente abitata. E’ necessario tutelare in ogni modo la salute e l’incolumità dei cittadini e dei lavoratori. Nella fabbrica,vero fiore all’occhiello di tutta la catena, lavoravano sino ad oggi circa 1.000 lavoratori. imitatamente alle zone piu’ prossime all’area dell’incendio”.
Il rogo
A ora di pranzo da Treviso si è alzata una colonna di fumo nero, visibile fino a Venezia, lontana 20 chilometri.
Poi la paura per la ricaduta di diossina sulla città. Le fiamme sono partite, secondo dei dipendenti, in un laboratorio in cui è stoccato il polistirolo da coibentazione e stufe pronte con bombole del gas, fattore questo che spiega sia il rapido propagarsi delle fiamme sia le esplosioni.
L’incendio è scoppiato quando gli operai erano in pausa pranzo e non ci sono state vittime o feriti, solo sei persone hanno ricorso al pronto soccorso per lievi problemi.
La lotta contro le fiamme è durata fino al tardo pomeriggio; tempo nel quale il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo ha disposto l’evacuazione delle case vicine alla fabbrica.
“La nube sta portando su Treviso un’abbondante quantità di diossina – ha spiegato il comandante dei carabinieri del Noe per il Nord Italia, Michele Sarno, al termine di un sopralluogo -. E’ un fatto naturale quando si bruciano materie plastiche”.
Sarno aveva comunque rilevato che “fortunatamente i sistemi di depurazione dell’azienda hanno funzionato e le acque di dilavamento non dovrebbero arrecare danni ai corsi d’acqua”. Qualche minuto dopo però – come anticipato – l’Arpav ha “frenato” chiarendo che “l’acido cloridrico e gli Ipa presenti nella colonna di fumo che si è prodotta non sono in concentrazioni tali da creare problemi alla cittadinanza”.
In attesa che la situazioni torni alla normalità, sono stati allestiti dal Comune di Treviso due centri di accoglienza per i cittadini evacuati. Interverrà anche il governo che ha inviato a Treviso il sottosegretario all’Interno Ettore Rosato per verificare gli effetti dell’incendio. Con lui anche il comandante del corpo dei vigili del fuoco Giorgio Mazzini e il direttore centrale dell’emergenza Alfio Pini.
La Procura di Treviso ha aperto un’inchiesta sull’incendio.