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Bufera sul carroccio

29 Giugno 2005

Calderoli: gesto di un imbecille, non c’entriamo

ROMA – Lo striscione è appeso a una transenna, vicino alla bandiera padana, proprio all’ingresso della festa della Lega a Ponte sul Mincio, in provincia di Mantova. C’è scritto, bello grosso, «stuprate Pegoraro». «La sostituzione della lettera c con la g non è un errore casuale» precisa il deputato dei Verdi Paolo Cento che ieri ha fatto un salto sulla sedia quando ha visto il cartello immortalato sulla prima pagina della Gazzetta di Mantova , vicino a un articolo intitolato «La Lega invita a stuprare Pecoraro».
Ad allertare di buon mattino i colleghi romani è stata la senatrice mantovana Anna Donati: sentito il diretto interessato, i parlamentari verdi hanno deciso di portare il caso all’attenzione della Camera.
A parlarne in Aula, al termine della seduta mattutina, è il deputato della Margherita Ermete Realacci: «Sono certo che questo non appartiene alla cultura dei colleghi della Lega qui presenti, è però evidente che occorre un’immediata sconfessione di atteggiamenti e culture ridicole oltre che offensive e pericolose». Quindi prende la parola Cento: «E’ un episodio assolutamente incivile, tanto più nel momento in cui, nel nostro Paese, si verificano episodi di violenza sessuale» spiega il deputato verde che pretende le scuse degli esponenti del Carroccio. Richiesta cui si associano i parlamentari di tutta l’Unione: «Per punire questi istigatori allo stupro politico, Calderoli propone la castrazione chimica o quella chirurgica?» provoca Enrico Buemi dello Sdi.
A Pecoraro Scanio giunge la solidarietà di Pier Ferdinando Casini e di Clemente Mastella, presidente di turno dell’Aula, ma i leghisti restano muti, «impietriti dall’imbarazzo» come dice Cento, fino alla ripresa pomeridiana dei lavori. «E’ ovvio che non condividiamo quelle affermazioni, se davvero sono state fatte, e poi lo striscione non aveva simboli della Lega» spiega Guido Rossi che giudica «esagerata» la reazione del centrosinistra e reclama analoga solidarietà per «il clima di violenza politica» ai danni del Carroccio nella «rossa» Emilia Romagna.
Niente scuse ufficiali, dunque, anche se a sera il ministro Roberto Calderoli prende le distanze dalla vicenda: «Non so se sia farina del nostro sacco o meno, comunque resta il gesto volgare di un imbecille e come tale deve essere considerato». Parole che fanno piacere a Pecoraro Scanio anche se, sottolinea, «è inammissibile che i dirigenti politici locali non abbiano preso subito provvedimenti. Chi ha scritto quel cartello è un imbecille, ma è doppiamente imbecille chi non lo ha fatto rimuovere».
Impegnato in alcune riunioni e poi ospite di un concerto in Vaticano, presente il Papa, il leader dei Verdi si è sottratto per tutto il giorno alle polemiche e solo a sera racconta «il senso di desolazione che mi prende davanti allo scadimento del confronto politico. Questa vicenda è vergognosa perché offende tutte le ragazze vittime di violenza sessuale: mi pare stravagante che chi propone la castrazione poi si appelli agli stupratori». Insomma, un clamoroso autogol per la Lega e la prova che «la gente è stufa degli insulti e delle esasperazioni. Ringrazio i cittadini che, segnalando il caso alla stampa, hanno dimostrato di essere migliori di certi dirigenti politici». Questa brutta storia, conclude Pecoraro Scanio, conferma la necessità di abbassare i toni: «Chi invita alla violenza, prima o poi genera violenza».

Livia Michilli
CORRIERE DELLA SERA

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