Mobilità, infrastrutture, ambiente: la transizione giusta per la sostenibilità

Traghetti elettrici: avanti tutta!

26 Giugno 2026

Anna Donati

Decarbonizzare l’intero sistema dei trasporti è un dovere e deve includere anche l’aviazione ed il settore marittimo.

I traghetti che servono rotte locali in Italia sono il segmento in cui l’elettrificazione è realizzabile da subito ed in tempi rapidi. Lo dimostra uno studio di T&E, presentato di recente, dove il potenziale di elettrificazione dei traghetti in Italia è tra i più elevati in Europa. L’80% dei traghetti che oggi bruciano carburanti fossili nei loro motori, al 2035 potrebbe essere sostituito da versioni full-electric o ibride, che in tre casi su quattro risulterebbero anche più economicamente convenienti per gli armatori, nell’intero arco di vita dell’imbarcazione.

La flotta di traghetti che opera in Italia ha un’età media di 33 anni (circa 7 in più rispetto alla media europea), e causa l’emissione di circa 2,4 Mt annui di CO2, pari al 40% di quanto emesso da tutti i traghetti nell’intero Mar Mediterraneo. Queste imbarcazioni, in un anno, passano più di 800.000 ore nelle prossimità dei porti, anche da ferme, causando l’emissione di inquinanti tossici come ossidi di zolfo, di azoto e particolato. L’analisi rileva che le città portuali, tra cui Napoli, Genova, Messina, Portoferraio, Piombino e Livorno hanno valori molto più elevati di questi inquinanti.

Sostituire gli attuali traghetti con versioni full-electric (o ibride, per le rotte che non possono essere totalmente elettrificate), permetterebbe di abbattere drasticamente tanto le emissioni di CO2, quanto gli inquinanti locali.

L’analisi della fattibilità tecnica – in funzione della stazza delle navi e delle rotte servite – evidenzia che già nel 2030 sarebbe possibile sostituire l’80% dei traghetti in Italia con versioni elettriche o ibride, sebbene in un 22% dei casi questa opzione risulterebbe più onerosa per gli armatori. Ma al 2035, la sostituzione con mezzi elettrici sarebbe l’opzione più economica nei tre quarti (76%) dei casi, facendo coincidere gli interessi di chi opera le rotte marittime e con la tutela del clima e dell’ambiente. Tanto al 2030 quanto al 2035, rimarrebbe circa un 20% dei traghetti tecnicamente impossibile da elettrificare: si tratta di quelle navi di stazza molto maggiore, che servono rotte nazionali o internazionali di lunga percorrenza, come la connessione Civitavecchia-Barcellona o Ancona-Patrasso, e per le quali l’opzione dell’elettrificazione diretta risulterebbe con le tecnologie attuali, ancora impraticabile.

L’analisi di T&E approfondisce anche le altre opzioni disponibili per decarbonizzare, ossia la miscelazione di quote crescenti di biocarburanti alle fonti fossili per rispettare gli obblighi fissati dai regolamenti europei per gli armatori, evidenziando come queste soluzioni siano più costose ed emissive. Rispetto all’elettrificazione diretta (o all’ibridizzazione) delle navi, ricorrere ai biocarburanti comporterà costi aggiuntivi per circa €1,7 miliardi in 30 anni e 8,7 Mt CO2 di emissioni aggiuntive, senza risolvere in modo strutturale i problemi di qualità dell’aria.

La maggior efficienza energetica della navigazione elettrica, secondo l’analisi di T&E, si traduce in un vantaggio dal punto di vista dei costi operativi per le società che operano i traghetti: il passaggio a mezzi a batterie alimentate da elettricità permette di ridurre considerevolmente i consumi energetici e di azzerare i costi per conformarsi alle normative europee, che richiedono uno sforzo di decarbonizzazione al comparto. La sostituzione degli attuali traghetti, con versioni elettriche e ibride, permetterebbe di risparmiare circa €1,7 miliardi, su un periodo di 30 anni rispetto alle alternative, pari a circa il 20% dei costi operativi.  Avanti tutta quindi con i traghetti elettrici!

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