XIV legislatura
Seduta n. 791
Conversione in legge del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale (3344)
Discussione della questione di fiducia
DONATI (Verdi-Un). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevole relatore, onorevoli colleghe e colleghi, il testo sul quale il Governo chiede la fiducia in Parlamento contiene peggioramenti significativi delle regole che tutelano l’ambiente, il paesaggio e delle norme in materia di appalto e di concorrenza.
Sto parlando, ovviamente, di grandi opere, del fatto che i commissari straordinari, previsti all’articolo 5 del decreto sulla competitività, non dovranno più rispettare le norme di salvaguardia previste dal comma 4-bis dell’articolo 13 del decreto cosiddetto sblocca-cantieri, cioè quella parte riguardante la tutela del paesaggio, dell’ambiente, del patrimonio storico, monumentale, nonché del rispetto delle norme in materia di appalti, lavori e forniture.
Questa norma di tutela viene soppressa per essere sostituita da una blanda richiesta di parere che il commissario può rivolgere agli enti preposti che, se non rispondono entro 30 giorni, farà scatterà il principio del silenzio-assenso per cui si procederà comunque nell’esecuzione dell’opera; infine, si prevede la possibilità da parte del Consiglio dei ministri di dichiarare lo stato di emergenza per realizzare in ogni caso l’infrastruttura strategica.
Il Governo, quindi, persiste nella politica sbagliata delle grandi opere fatte a spese dell’ambiente, di regole trasparenti in materia di appalti e provocando un enorme indebitamento pubblico.
Voglio ricordare che già ad oggi sono state approvate opere strategiche per 51 miliardi di euro, di cui 30 miliardi non sono coperti da alcun provvedimento. Quindi, non sono i problemi ambientali o i limiti di tutela del nostro patrimonio i vincoli che frenano le grandi opere strategiche promesse dal Governo Berlusconi, ma l’eccesso di promesse rispetto all’utilità e alla disponibilità effettiva delle risorse.
Con un intervento intelligente, che nel decreto e in questo nuovo testo non c’è, si sarebbe dovuta porre in essere l’operazione opposta: individuare poche ed utili opere strategiche, fare buoni progetti di qualità nel rispetto dell’ambiente e su queste concentrare le poche risorse disponibili, abbandonando devastanti e soprattutto inutili progetti come il ponte sullo Stretto di Messina, che già vacilla abbondantemente.
Il secondo argomento che vorrei toccare è che all’interno di questo maxiemendamento è stata inserita una norma di regolamentazione sugli arbitrati che modifica alla radice la legge Merloni su questa materia. Sottolineo la gravità di questo inserimento, perché erano già stati fatti due tentativi in due differenti decreti-legge di normarla senza il parere della Commissione competente, che erano stati rifiutati dall’Aula del Senato. Adesso, invece, si procede, senza rispetto del lavoro parlamentare.
La norma proposta cancella di fatto la camera arbitrale, dato che diventa facoltativo il ricorso ad essa e solo in caso di mancato accordo tra le parti in contenzioso. Si tratta di un’altra forzatura che riduce la possibilità di moralizzare e rendere trasparente il settore delle opere pubbliche, dato che viene a mancare la possibilità di individuare un arbitro terzo a garanzia di tutti e nell’interesse pubblico.
Non dimentichiamo che stiamo parlando di contenziosi negli appalti pubblici tra soggetti privati e pubblici e che, in passato, tante inchieste avevano dimostrato come questo fosse un punto nevralgico di degenerazione del sistema. È vero, è stata introdotta una piccola correzione in ordine agli aspetti tariffari, ma resta un sistema in cui le parti si mettono d’accordo e la camera arbitrale, quindi un elenco pubblico e trasparente di soggetti nominati dall’autorità, diventa facoltativa.
Si tratta di una norma sbagliata: avevamo proposto, con un ragionamento di merito molto accurato, soluzioni diverse, che tenessero anche conto della sentenza della Corte costituzionale, in cui, è vero, era prevista la libertà delle parti, ma è anche vero che l’interesse pubblico deve prevalere.
Concludo sottolineando che, nonostante i fallimenti, le paralisi e gli insuccessi elettorali del Governo Berlusconi, nessuna saggia correzione viene proposta su opere strategiche e tutela dell’ambiente. Sembra proprio – lasciatemelo dire – un Governo all’ultima spiaggia, una di quelle spiagge che il vice presidente del Consiglio, Tremonti, vuole vendere per fare cassa