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Pena di morte, l’Onu dice sì a moratoria universale

18 Dicembre 2007

Con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti, l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato oggi la risoluzione di moratoria universale contro la pena di morte.
Un risultato accolto con grande soddisfazione soprattutto dall’Italia che alla risoluzione lavorava da molto tempo, anche su sollecitazione continua di numerose associazioni, come Nessuno tocchi Caino e la comunità di Sant’Egidio.
La lunga battaglia per giungere all’approvazione della moratoria sulla pena di morte all’Assemblea generale Onu è iniziata nel 1994.
In questi 13 anni, in parte grazie anche a questo sforzo, la situazione è enormemente cambiata: nel 1994 vi erano 97 paesi che mantenevano ed applicavano la pena di morte, oggi, pressoché dimezzati numericamente, sono 49.
Già il 15 novembre scorso la Terza Commissione Onu aveva approvato la risoluzione con 99 voti a favore,52 contrari e 33 astenuti.
Il fronte del no, in quella occasione come oggi, è stato guidato dall’Egitto, supportato da Singapore, Sudan e Iran, anche se i pilastri del fronte dei ‘Friends of Death Penalty’ restano Usa e Cina. Nonostante gli Stati Uniti abbiano votato contro, gli analisti fanno notare che anche Oltreoceano il vento sta cominciando a cambiare, citando come prova la decisione dello Stato del New Jersey di abolire per legge la pena capitale.
Fra i paesi che si sono aggiunti al fronte pro-moratoria ci sono Kiribati, Palau, Nauru e Congo Brazzaville. Si sono confermati fra i sostenitori buona parte dei paesi dell’America Latina e la Russia, oltre a diversi africani, fra cui il Ruanda e il Burundi. Hanno votato ‘no’ anche India, Iran e Iraq.
L’approvazione della risoluzione per la moratoria contro la pena di morte dà ora l’opportunità di aprire un dibattito per l’abolizione universale. Un auspicio sollevato da molti, fra cui il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, presente oggi alla votazione al Palazzo di Vetro dell’Onu.

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