Mobilità, infrastrutture, ambiente: la transizione giusta per la sostenibilità

Dati ACI-ISTAT sugli incidenti stradali 2025: calano i morti ma l’Italia arretra rispetto all’Europa

12 Agosto 2026

Rete Italiana Mobilità Equa ritiene il calo delle vittime a quota 2.868 molto positivo, ma la riduzione è troppo lenta rispetto al target europeo del -50% fissato per il 2030 (mancano all’appello circa 700 “morti in eccesso” rispetto alla traiettoria ideale). C’è inoltre un arretramento in Europa: L’Italia scivola indietro nella classifica continentale del tasso di mortalità stradale, superata da altri Paesi europei che migliorano con molta più rapidità.

Ecco alcuni dati ripresi da ACI-ISTAT presentati a luglio 2026 e riferiti all’anno 2025:

  •  In confronto al 2024, nel 2025 c’è stato un aumento sia degli scontri stradali (177.207,+2,2%) che delle persone ferite (237.822, +1,7%).
  •  Le persone uccise, invece, sono calate in modo sostanziale: 2.868 nel 2025, -5,3% rispetto al 2024 quando erano stati 3.030. Questa è senza dubbio una buona notizia per chi si occupa professionalmente di sicurezza stradale e per chiunque tenga alla vita umana.
  • Tuttavia, oltre ad essere completamente fuori dalla traiettoria prevista dal Decennio della sicurezza stradale, addirittura arretriamo nella graduatoria europea del tasso di mortalità: andiamo troppo lenti e nel frattempo il resto d’Europa va più veloce di noi nel miglioramento.
  •  La diminuzione delle vittime è di circa il 9% e dei feriti del 1,5% rispetto al 2019, anno di benchmark. Invece, per raggiungere l’obiettivo globale ed europeo del dimezzamento entro il 2030, dovremmo essere attorno al -30% e a 2.175 morti: dunque, ce ne sono quasi 700 “in eccesso”, fermo restando che zero è l’unico numero accettabile di persone morte sulla strada.
  •  Ma soprattutto, nonostante il calo del valore assoluto, l’Italia, con 49 morti per milione di abitanti, scivola dal 19° al 21° posto della graduatoria UE per mortalità stradale (fonte Commissione europea), tra i peggiori: già dopo tutti i Paesi più avanzati, ora superata anche da Polonia e Ungheria. La Spagna è arrivata a 36, per fare l’esempio di un paese mediterraneo come il nostro: che però ha una legge nazionale sulla mobilità sostenibile, i 30 km/h come velocità standard nelle città, forti investimenti dello Stato su trasporti pubblici e sharing.
  •  Inoltre, la diminuzione dei morti andrà approfondita nelle sue ragioni e in tutte le sue sfaccettature. Ad esempio, l’anno scorso, subito dopo la riforma del codice della strada, c’è stato un potenziamento straordinario dei controlli delle pattuglie, che potrebbe aver inciso. Quanto ai dati, rispetto all’anno precedente i morti calano soprattutto sulle strade urbane (mentre crescono sulle autostrade), e tra automobilisti, motociclisti e pedoni (mentre aumentano tra ciclisti e monopattinisti).
  • I dati presentati oggi ci confermano anche, ancora una volta, che:
  •  la maggior parte degli scontri stradali (quasi il 73%) e delle persone ferite (il 69%) è sempre sulle strade delle città
  •  guida distratta, mancata precedenza e velocità eccessiva sono le prime tre cause: ma la velocità diventa la prima negli scontri con esito mortale sulle strade urbane
  •  la stragrande parte degli scontri è dovuta a comportamenti umani scorretti (il 93%) ed è imputabile a guidatori di veicoli a motore (93,4%, solo la quota restante a pedoni, ciclisti e monopattinisti)

Aumentano nel complesso gli incidenti stradali (177.207) e il numero dei feriti (237.822), segno che la sicurezza attiva e la pericolosità delle strade non accennano a diminuire in proporzione.

La critica al Codice della Strada. Per RIME, le politiche attuate e l’impostazione del nuovo Codice della Strada mancano di coraggio strutturale, non adottando gli interventi di prevenzione e riduzione della velocità che in altre nazioni hanno dimostrato di funzionare.

Per saperne di più sul Rapporto ACI-ISTAT leggi qui.

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