Mobilità, infrastrutture, ambiente: la transizione giusta per la sostenibilità

TAV, revoca concessioni necessaria per aumentare mercato e concorrenza

30 Marzo 2007

RFI, con gare scendono i costi AV: risparmio di risorse fra 14-20%
Sono infondate le critiche alla revoca delle concessioni per le tratte AV Milano-Genova, Milano-Verona e Verona-Padova. Il modello Berlusconi ha fallito completamente

“Sono infondate le critiche alla revoca delle concessioni per le tratte AV Milano-Genova, Milano-Verona e Verona-Padova. Il modello del governo Berlusconi non ha funzionato: non è stato aperto un solo cantiere con la restituzione a trattativa privata. Il dl Bersani costituisce una svolta importante e necessaria per far ripartire mercato e concorrenza. Per risparmiare risorse pubbliche e realizzare le opere ferroviarie che servono”.
Così la presidente della Commissione Lavori pubblici del Senato, Anna Donati (Verdi), dopo essere intervenuta in discussione generale sul decreto Bersani, che oggi ha ottenuto il via libera definitivo dall’Aula di Palazzo Madama.
“Se nel 2007 siamo ancora qui a parlare degli stessi progetti, che non sono stati neppure cantierati – dichiara Donati – significa che la scelta di Tremonti-Lunardi, di riaffidare senza gara le tre tratte ai vecchi consorzi (L. 166/2002), non ha funzionato. Infatti, ad oggi due progetti su tre non sono ancora stati perfezionati. Per quanto riguarda il terzo, la Milano-Genova, l’unica cosa che partì, molti anni fa – ricorda –  fu un foro pilota, sequestrato dalla Magistratura e sul quale è in corso un’inchiesta giudiziaria per il mancato rispetto delle autorizzazioni ambientali prescritte. Inoltre da una verifica del CIPE, come ha riferito il sottosegretario Gobbo in commissione, risulta che le tre opere, il cui costo complessivo è di circa 15 miliardi, non dispongono dei finanziamenti necessari”.
La presidente Donati replica quindi anche alle critiche mosse da AGI e Confindustria.
“E’ logico – afferma – che le grandi imprese, che si trovano all’interno di questi consorzi, affidati 17 anni fa senza gara, difendano i loro interessi. Da Confindustria, invece, mi sarei aspettata, come accaduto in passato, una difesa più rigorosa della concorrenza e del mercato e la tutela di tutte le imprese italiane. Mi preme però sottolineare che il provvedimento di revoca, che azzera le convenzioni con i general contractor, in realtà – spiega- revoca convenzioni, concessioni o autorizzazioni a FS e TAV, derivate da norme primarie. Gli atti integrativi per le tre tratte non sono ancora stati perfezionati: questa è l’ultima occasione di poter revocare con un contenzioso minimo, che riconosce le spese effettivamente sostenute dai general contractors, ed evitando che lo Stato si rovini in un contenzioso che nessuno vuole. Da qui l’urgenza della decretazione, per fare pulizia ed ordine in tutto quello che decideremo di mettere in gara in futuro”.
“AGI e Confindustria – continua Donati – sostengono, poi, che attraverso le gare non si risparmia nulla, tesi completamente smentita dalle Ferrovie. I vertici dell’azienda, che abbiamo ascoltato in commissione nell’ambito di una indagine conoscitiva su FS e costi TAV, hanno affermato che le mancate gare pesano per l’incremento dei costi dal 14 al 20%. Quindi, se tre tratte fossero messe a gara, darebbero un risparmio di risorse pubbliche tra 2,2 e 3 miliardi. Soldi che servirebbero per realizzare, ad esempio, l’Alta capacità Napoli-Bari, un progetto di cui abbiamo fortemente bisogno”.
“Siamo consapevoli dell’impatto di queste norme e della loro delicatezza, nonché della necessità di un rapporto pubblico-privato corretto ed equo, ma proprio per questo – conclude la presidente Donati – riteniamo utili, per l’interesse pubblico, le norme in materia di Alta velocità contenute nel decreto Bersani. Per aumentare mercato e concorrenza, per risparmiare le già scarse risorse pubbliche ed, infine, per realizzare davvero le infrastrutture ferroviarie che servono al nostro Paese”.

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