XIV legislatura
Seduta n. 5
Dibattito sulla fiducia al Governo
DONATI (Verdi-U). Signor Presidente, colleghe e colleghi, esponenti del Governo, ieri nel suo discorso il presidente Berlusconi ha sottolineato, come uno dei punti qualificanti di questa legislatura, il rilancio delle opere pubbliche, ha sottolineato la necessità di coniugare tutela dell’ambiente e compatibilità ambientale con una forte esigenza di grandi infrastrutture per il nostro Paese e ha stigmatizzato – e c’è stato un applauso direi un po’ liberatorio – l’esigenza di superare le filosofie integraliste ecologiste che impedirebbero tutto questo.
Voglio ricordare che la parte politica a cui appartengo, la coalizione che fa capo al Gruppo Verdi-l’Ulivo, ha già da tempo fatto di questo superamento un punto qualificante della propria cultura. Gli integralismi sono da combattere, da qualsiasi parte e su qualsiasi argomento essi vengano, ma è evidente che gli integralismi si superano soltanto affrontando le questioni, risolvendo i problemi, convincendo i cittadini e mettendo in moto tutte quelle regole concrete affinché dalle parole si passi ai fatti e, in questo caso, ai cantieri ed è qui il primo punto di difficoltà che, al di là della presenza dei Verdi in questo Parlamento, incontrerà sicuramente il Governo Berlusconi.
Ci sono nel Paese legittime preoccupazioni che vanno oltre gli ecologisti, che muovono gli agricoltori contro le autostrade, i sindaci contro Malpensa e che investono una cultura trasversale che è fatta anche di cittadini che hanno votato per tutte le parti politiche e non soltanto per quelle che in questo momento stanno all’opposizione.
Voglio ricordare – ne sono certa – che, ad esempio, un anno fa a Modena quello che adesso è un autorevole esponente del Governo ha marciato, credo con legittime preoccupazioni, insieme agli ambientalisti e agli agricoltori contro il progetto per l’alta velocità ferroviaria. Sono preoccupazioni legittime che vanno raccolte e che vanno risolte, altrimenti si fa demagogia – e questo sarebbe nulla – ma soprattutto non si realizzerà assolutamente nulla.
Invito quindi la Casa delle libertà e il Governo Berlusconi ad abbandonare i loro atteggiamenti integralisti. Dire che è facile in Italia realizzare le grandi opere pubbliche purtroppo non corrisponde alla realtà. Non solo, tutto il dibattito di questi anni è un dibattito trasversale che ha attraversato il mondo scientifico, il mondo della progettazione, il mondo della gestione, le aziende di trasporto pubblico locale. Chiunque abbia fatto l’assessore alla mobilità di una regione, di un comune o di una provincia ha dimostrato che non basta costruire un pezzo di qualcosa da qualche parte perché i nostri problemi di mobilità siano risolti, ma che soltanto un mix di provvedimenti che includa infrastrutture, più ferrovie, più cabotaggio, più capacità di gestione, più rapporto pubblico-privato innovativo – e sicuramente c’è molto da fare in questa direzione – può realizzare di più che non singoli pezzi di qualcosa, anche se ben costruiti o ben gestiti. Purtroppo, la mobilità è ancora un problema e tende a diventarlo sempre di più.
Non posso che esprimere preoccupazione sulla base di quanto abbiamo appreso per il momento da dichiarazioni di singoli, dalla stampa, dal programma o dalla sintesi del programma del Governo Berlusconi. Ci sono tre questioni che voglio sottolineare e che ci preoccupano molto. In primo luogo, la “legge-obiettivo”, che credo sarà argomento dei prossimi mesi, della prossima legge finanziaria e che è stata già annunciata. L’affronteremo e ne discuteremo, ma per il momento pongo soltanto un quesito. Come si fa a coniugare una legge centralistica che decide le infrastrutture a tavolino all’interno di una finanziaria con il federalismo, il decentramento, il dialogo con i cittadini, i diritti individuali di chi vive in un territorio, i diritti costituzionali delle autonomie e realtà locali sanciti con legge che – voglio ricordarlo – la Corte costituzionale ricorda continuamente ogni volta che si cerca di superarli e di “bypassarli”.
La seconda questione riguarda la valutazione dell’impatto ambientale. Spesso viene ventilato, detto o non detto o comunque fatto intuire, che il vero ostacolo che abbiamo in questo Paese per cui non si fanno le opere pubbliche di cui abbiamo bisogno è la valutazione di impatto ambientale. Qui parlano i numeri e non le ideologie e tanto meno gli integralismi. La breve storia del decreto relativo alla VIA ha fatto sì che in quindici anni nel nostro Paese oltre l’80 per cento di provvedimenti e progetti abbia superato la valutazione di impatto ambientale in senso positivo.
Voglio ricordare il caso dell’alta velocità ferroviaria, che ho seguito personalmente. Da progetto profondamente sbagliato, non integrato con il territorio e con le città, tendente a non risolvere i problemi oltre che a costare ingenti risorse pubbliche, ambientali e non, si è trasformato in un progetto utile, in cui la valutazione di impatto ambientale è stata strumento fondamentale per il miglioramento e la qualità dei progetti e dei tracciati e per il dialogo con i cittadini.
Infine – può darsi si tratti di questioni agitate da qualcuno, aspetteremo quindi un programma dettagliato di merito del Ministro competente – è stata già ventilata l’ipotesi di rivedere drasticamente la legge Merloni, di spazzare via l’autorità garante per le opere pubbliche, che è stata istituita nel nostro Paese proprio in nome della liberalizzazione e della concorrenza, quali processi fondamentali di un Paese democratico e civile, attuati dalla coalizione del centro-sinistra.
Mi auguro che ciò non corrisponda agli impegni dell’attuale Governo, ma che vi sia anzi un impegno ad attuare pienamente quella legge. Rivedere la legge Merloni adesso significherebbe fermare per altri tre anni i cantieri e gli appalti in corso nel nostro Paese. A fronte degli interessi dichiarati, credo che tutto ciò risulti ampiamente inaccettabile.
Ho elencato soltanto alcuni dei problemi che un qualunque governo si troverebbe in questo momento a dover risolvere. Ne cito ancora uno: quello del coinvolgimento dei privati nella costruzione delle grandi opere pubbliche.
Siamo ampiamente favorevoli ad un ampio e diffuso coinvolgimento dei privati; il problema è trovare un punto di equilibrio tra le reciproche convenienze, perché tutto ciò accada davvero. E’ evidente che un’impresa privata non è un ente di beneficenza; ed è anche vero che lo Stato non può profondere risorse che sono poi gestite e incassate da privati. Che vi sia bisogno di risorse pubbliche e del coinvolgimento dei privati lo dimostrano gli altri Paesi europei. Quando si parla di grandi infrastrutture pesanti che, rendendo nel medio-lungo periodo, non sono adatte ad imprese che fanno i conti tutti gli anni, coinvolgere i privati diventa sempre molto difficile. Su questo punto potremo trovare segnali di dialogo, senza però sognare che qualche privato ci finanzierà le opere perché così non sarà.
Infine, voglio sottolineare una questione delicata, quella del conflitto di interessi che riguarda il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il professor Lunardi. Il conflitto è evidente: essendo l’ingegner Lunardi uno stimato professionista che lavora nel campo delle grandi infrastrutture, tutti gli elenchi di opere che l’onorevole Berlusconi ha ricordato lo vedono fortemente coinvolto con la propria società. Il Ministro ha già dichiarato – intendo dargliene atto – di voler risolvere al più presto questo delicato problema. Mi auguro che ciò accada quanto prima proprio per sottrarre un argomento ad un confronto che sarà serrato e senza sconti. Se sarà subito risolta la questione del conflitto di interessi, si eviterà che ad ogni proposta si affacci il sospetto di un qualche interesse o coinvolgimento privato. (Applausi dai Gruppi Verdi-U e DS-U).