Mobilità, infrastrutture, ambiente: la transizione giusta per la sostenibilità

Grandi opere, grandi incognite e tanta propaganda

22 Ottobre 2005

www.aprileonline.info

di sen. Anna Donati, gruppo Verdi Senato

Con la pubblicazione del bando di gara per il Ponte sullo Stretto,  la strategia del Governo Berlusconi, di procedere comunque verso la realizzazione delle grandi opere strategiche sbagliate, fa un altro passo in avanti. Con il solito mix di concretezza, simbolismo e soprattutto grandi incognite  completamente irrisolte, che prima o poi emergeranno in tutta la loro gravità.
Nel caso del Ponte sono almeno quattro:  l’incognita dei costi connessa all’aspetto finanziario in cui sono da reperire sul mercato il 60% di risorse ed il gravoso impegno previsto a carico del bilancio di FS nei prossimi 30 anni; i sistemi di collegamento stradale e ferroviario pari a 40 km di rete che non hanno superato il parere positivo di Via e non sono finanziate (è veramente un ponte soppeso).
Un altro punto riguarda gli aspetti progettuali ora fermi ad un  preliminare che ha rinviato al definitivo la soluzione di delicate questioni come  il rischio sismico ed il sistema dei tiranti del ponte sospeso.
Infine l’incognita determinata dal ricorso di 103 cittadini messinesi contro il Ponte, accolto dal Tar Catania perché ritenuto fondato, con il rinvio alla Corte Costituzionale perché si esprima sulla legge obiettivo e sulla coerenza di quelle parti  che escludono gli Enti Locali dalle decisioni con la nostra Costituzione.
Ma il Governo va avanti ugualmente e non prende nemmeno in considerazione il potenziamento immediato del cabotaggio e del traghettamento nell’area dello Stretto, che a minori costi finanziari (circa un quinto) ed ambientali offrirebbe un servizio equivalente alla mobilità di passeggeri e merci sia locale che nelle relazioni Nord-Sud del Paese.

Del resto che sulle grandi opere il Governo Berlusconi si giochi uno dei temi centrali della sua campagna elettorale e’ evidente: quindi si inaugurano opere decise e finanziate dal Governo dell’Ulivo, si fanno manifesti elettorali 6×3 con i famosi 93.000 miliardi “attivati”, e si va senza contradditorio a Porta a Porta per operazioni di propaganda sulle grandi opere già fatte (e che nessuno  ha visto).
Che cosa significhi  la parola “attivate”  lo ha spiegato egregiamente il Ministro Lunardi citando il caso dell’Alta Velocità Milano-Genova: l’opera “costa 4,7 miliardi di Euro, ne abbiamo stanziati al Cipe 319 milioni di Euro, quindi ne sono attivati 4,7 miliardi di Euro”.
Della serie paghi uno e prendi dieci!
Del resto in questo modo i conti sarebbero più vicini alla realtà calcolando che il fondo opere strategiche per il periodo 2002-2006 è stato finanziato con circa 9 miliardi di Euro dalle diverse leggi finanziarie.

Va certamente riconosciuto che il Governo Berlusconi sta mettendo in campo uno sforzo enorme per fare comunque le opere: magari senza valutazione ambientale positiva come nel caso del Mose o senza gara d’appalto come nel caso di tre tratte ad Alta Velocità su cui l’Italia è stata condannata per la violazione delle direttive in materia di appalti e concorrenza. Tante scorciatoie inutili e deformanti delle buone regole di interesse pubblico che non assicurano affatto tempi certi e costi certi, applicati ad una sterminata lista di 250 opere strategiche del costo di 125 miliardi.
Una lista che andrebbe selezionata per puntare su poche opere davvero utili come ferrovie e metropolitane, tramvie, adeguamento e potenziamento della viabilità esistente e portualità.

Ma questa sarebbe una politica rigorosa che non appartiene a Berlusconi.
Basti pensare come ha risposto a Bruno Vespa quando gli ha chiesto conto dello stato dell’Autostrada Cecina-Civitavecchia:  indicando la cartina ha riposto “ci sono già dei cantieri, non li ha visti?”.
In effetti nessuno li ha visti perché non c’è nemmeno un tracciato condiviso ed un progetto preliminare.

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