Anna Donati
Per la Rubrica Quale Energia, novembre 2024
L’Italia è il Paese che maggiormente sovvenziona le auto aziendali inquinanti, con benefici fiscali pari a 16 miliardi di euro l’anno; seguono la Germania (13,7 miliardi), la Francia (6,4 miliardi) e la Polonia (6,1 miliardi) [2][3]. In sintesi nei cinque maggiori Paesi dell’UE, le esenzioni fiscali per le auto aziendali a benzina e diesel costano ai contribuenti 42 miliardi di euro all’anno.
Le maggiori sovvenzioni avvengono attraverso le esenzioni fiscali per la concessione dei veicoli ai dipendenti come benefit. Ecco cosa emerge da un nuovo studio di Transport & Environment (T&E), commissionato a ERM, che calcola gli effetti dei benefici generalmente concessi alle auto aziendali su quattro leve fiscali: tassazione dei benefit, ammortamento del costo dei veicoli, detrazioni IVA e carte carburante. Le auto aziendali rappresentano il 60% di tutte le immatricolazioni di auto nuove in Europa e la stessa percentuale vale in Italia.
Questo ha anche determinato il boom dei SUV nelle flotte aziendali, infatti le distorsioni fiscali riscontrate in molti dei Paesi oggetto dello studio fanno sì che per guidare un SUV inquinante si benefici in media di un vantaggio fiscale di 8.900 euro; in Italia, caso limite, si arriva a un risparmio fiscale di 16.400 all’anno. Questo spiega anche perché in media, nei mercati europei, le aziende immatricolano il doppio dei SUV endotermici e ibridi rispetto ai privati. Dei 16 miliardi di euro totali di esenzioni fiscali mappate nello studio per l’Italia, 5,8 miliardi sono destinati a sovvenzionare veicoli SUV. Rispetto ai 42 miliardi complessivi di esenzioni nei cinque mercati nazionali oggetto dell’indagine, i sussidi ai SUV ammontano a 15 miliardi.
Nel Regno Unito e in Spagna i vantaggi fiscali per le auto aziendali inquinanti sono molto più bassi. Il Regno Unito prevede una forte penalizzazione per i veicoli aziendali a benzina e diesel, attraverso un’aliquota alta sui benefit, mentre i conducenti di auto aziendali elettriche (BEV) pagano tasse ridotte. Ciò ha contribuito a stimolare la diffusione delle auto aziendali a zero emissioni, che ora è pari al 21,5% dell’immatricolato.
Le flotte aziendali non solo beneficiano di enormi vantaggi fiscali per le auto inquinanti, ma sono anche in ritardo nel percorso di decarbonizzazione. Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, ha dichiarato: “Gli stati europei, ogni anno, sottraggono ai loro bilanci miliardi di euro per finanziare la mobilità inquinante. Questo ammanco serve a incentivare aziende e dipendenti all’utilizzo di auto fortemente emissive, spesso costosi SUV di fascia alta. Si tratta di una politica fiscale dannosa per il clima e socialmente iniqua. L’Italia, che ogni anno rinuncia a 16 miliardi di gettito pur avendo enormi problemi di budget, dovrebbe prendere a esempio il Regno Unito e il Belgio, che hanno introdotto misure fiscali green e stanno eliminando le agevolazioni per i veicoli inquinanti”.
L’eliminazione dei sussidi per le auto aziendali endotermiche potrà invertire questa tendenza. Sono numerosi i pronunciamenti in sede europea al fine di presentare ed adottare una proposta per rendere più ecologiche le flotte aziendali: speriamo davvero che siano adottate regole per andare nella equa e giusta transizione.