Il Fondo Nazione Trasporti sono le risorse pubbliche lo Stato assegna per far funzionare il trasporto pubblico locale dato che con i soli biglietti non è possibile avere delle aziende di servizi in equilibrio. La norma assegna queste risorse tramite le Regioni ed ha anche stabilito che la quota derivante dalla bigliettazione debba raggiungere il 35% dei costi.
Marco Talluri, giornalista ambientalista che ha lavorato a lungo in aziende del TPL, ora gestisce un importante blog https://ambientenonsolo.com/ ed ha creato l’Osservatorio sulla mobilità sostenibile, https://italy.cleancitiescampaign.org/osservatorio-mobilita/ in collaborazione con la campagna europea Clean Cities, ricco di dati grafici ed analisi, ha fatto i conti sulle risorse storiche degli ultimi 30 anni per far funzionare il trasporto pubblico nel suo complesso. Ricordiamo che questo fondo include autobus, tram, metropolitane e treni locali.
Secondo Talluri, negli ultimi trent’anni il Fondo Nazionale Trasporti (FNT), ha subito continue oscillazioni e riforme, ma con una costante preoccupante: in termini reali il suo valore si è progressivamente ridotto, perdendo oltre il 40% di potere d’acquisto rispetto alla metà degli anni ’90.
Una ricostruzione storica delle risorse mostra come gli stanziamenti si siano mantenuti pressoché stabili in valore assoluto (tra i 5 e i 6 miliardi di euro annui). Tuttavia, se rivalutati ai prezzi attuali, il quadro cambia radicalmente:
- 1995: 6 miliardi di euro (equivalenti a circa 12 miliardi di oggi).
- 2000: 6,5 miliardi (pari a 11 miliardi attuali).
- 2008: 7,3 miliardi (quasi 9,8 miliardi oggi).
- 2012: 5,5 miliardi (solo 6,6 miliardi attuali).
- 2024: 5,7 miliardi (reali 2024: 5,7 miliardi).
La differenza è lampante: il potere di spesa effettivo si è progressivamente eroso, lasciando le Regioni, i Comuni e le aziende di trasporto pubblico con risorse sempre più insufficienti per coprire i costi crescenti di carburanti, manutenzione, personale e rinnovo del parco mezzi.
Le conseguenze sonoservizi insufficienti: chilometri di bus e treni spesso tagliati per mancanza di copertura finanziaria, un parco mezzi obsoleto, biglietti più cari rispetto ai servizi offerti e disparità territoriali, perchè i tagli hanno inciso soprattutto sulle Regioni meridionali, dove il servizio è già più fragile.
Mentre altri Paesi investono massicciamente per rendere il trasporto pubblico competitivo e sostenibile, in Italia il finanziamento resta inchiodato a livelli di trent’anni fa. Il paradosso è che proprio nel momento in cui il TPL dovrebbe essere il perno della transizione ecologica e della riduzione delle emissioni, le risorse a disposizione non crescono in modo adeguato.
Se davvero vogliamo centrare gli obiettivi di decarbonizzazione e ridurre la dipendenza dall’auto privata, occorre un deciso cambio di passo, con un incremento progressivo del Fondo almeno in dieci anni, riportandolo ai livelli reali di metà anni ’90. Va inoltre considerato che sono in corso investimenti per nuove reti del trasporto pubblico: BRT, reti tramviarie, metropolitane, che senza un incremento del FNT non si trasformeranno in incremento dei servizi di trasporto.
Il Fondo Nazionale Trasporti è lo specchio delle scelte politiche italiane: nominalmente stabile, ma nei fatti incapace di sostenere un servizio moderno ed efficiente. Se il Lussemburgo può permettersi il trasporto gratuito per tutti, l’Italia deve almeno garantirsi un trasporto pubblico dignitoso, accessibile e competitivo: per farlo, servono risorse vere e una visione chiara.