XV legislatura
Interrogazione a risposta scritta
Atto n. 4-00366
Pubblicato il 25 luglio 2006
Seduta n. 24
BULGARELLI , DE PETRIS , SILVESTRI , DONATI , RIPAMONTI , PECORARO SCANIO , MALABARBA , GIANNINI , GRASSI , TURIGLIATTO , ROSSI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa. –
Premesso che:
il settore civile dell’aeroporto Dal Molin di Vicenza è in procinto di passare sotto il controllo delle forze armate statunitensi, che intenderebbero concentrare a Vicenza nuovi contingenti in arrivo da altri Paesi; a tal fine gli Usa prenderebbero in gestione per un numero imprecisato di anni buona parte dell’area civile dell’aeroporto, all’interno della quale dovrebbero essere costruiti alloggi per 2.000 militari e un’imponente serie di strutture logistiche (uffici, magazzini, palestre, mense, eccetera) per una spesa pari a circa 800 milioni di dollari; sarebbe inoltre in progetto l’inversione delle due aeree, una civile e l’altra militare, dell’aeroporto, in modo da agevolare il piano di ricongiunzione funzionale tra l’area del Dal Molin sotto il controllo americano e la caserma Ederle; in conseguenza di tale progetto il territorio risulterebbe profondamente sconvolto, con conseguente collasso della viabilità sia per tutto il tempo dei lavori che, successivamente, per l’intenso traffico militare che verosimilmente dovrebbe riversarsi nell’area; contro la costruzione del nuovo insediamento si è mobilitata con forza la cittadinanza, che ha dato vita a manifestazioni e iniziative pubbliche di sensibilizzazione e ha promosso una prima raccolta di firme che nel giro di soli 10 giorni ha visto oltre 7.000 adesioni e che sarà ripresa nel mese di settembre; le preoccupazioni della popolazione riguardano anche l’eventualità che nella nuova base siano stoccati ordigni di cui è impossibile conoscere la natura e le modalità di utilizzo e il fatto che tra le strutture previste a supporto delle truppe statunitensi sarebbe previsto anche un “centro di ricondizionamento” per militari reduci da teatri di guerra – in particolare l’Iraq- che abbiano riportato disturbi psichici in conseguenza della lunga permanenza al fronte e che si teme possano dare luogo a problemi di ordine pubblico;
fin dal 1972, l’isola di La Maddalena-Santo Stefano (Sardegna) è sede, in virtù di un accordo bilaterale segreto tra Stati Uniti e Italia, di una base di appoggio Usa per sottomarini a propulsione nucleare, presso la quale è inoltre ormeggiata la nave-balia Uss Emory S.Land, ospitante ben 34 missili a testata nucleare Cruise Tomahawk in condizioni di massimo rischio; contro la presenza della base si è sviluppato da molti anni, e in particolare dopo l’incidente occorso nell’ottobre 2003 al sommergibile Hartford, in seguito al quale si è temuto per una contaminazione delle acque da sostanze radioattive, un grande movimento di massa, che ha visto l’appoggio incondizionato degli enti locali e dello stesso Consiglio regionale sardo, e che ha portato infine alla decisione delle autorità Usa di dismettere la base, come affermato ufficialmente per la prima volta nel dicembre del 2005 dall’allora Ministro della difesa on. Martino e successivamente confermato dal Governo degli Stati Uniti e dal governatore Renato Soru; tuttavia, nonostante in un primo momento si sia individuata la fine del 2006 come termine entro il quale l’isola sarebbe stata abbandonata dalla Marina Usa, successivamente tale termine è via via slittato, subordinandolo ai tempi richiesti dall’espletamento delle complesse necessità di ordine logistico che gli Usa avrebbero dovuto affrontare per realizzare la dismissione, tanto che, allo stato attuale, non esiste alcuna indicazione precisa circa la data individuata per l’abbandono;
la Sardegna è da tempo segnata da un impressionante fardello di servitù militari che trovano emblematica e quanto mai significativa espressione nei 24.000 ettari di territorio destinato alle attività militari che, negli ultimi anni e soprattutto in concomitanza con il coinvolgimento dell’Italia nelle nuove strategie di guerra dell’Occidente, hanno conosciuto un significativo consolidamento; basti pensare che nell’isola sono attualmente presenti le seguenti strutture:
1) poligono permanente di Capo Teulada per esercitazioni terra-aria-mare affidato all’Esercito e messo a disposizione della Nato.
Per estensione è il secondo poligono d’Italia con i suoi 7.200 ettari di terreno cui si sommano i 75.000 ettari delle “zone di restrizione dello spazio aereo e zone interdette alla navigazione” normalmente impiegate per le esercitazioni di tiro contro costa e tiro terra-mare. Una parte del poligono e dell’area a mare è permanentemente interdetta anche agli stessi militari per motivi di sicurezza: l’elevato ritmo delle attività e l’accumulo di ordigni e residuati inesplosi è tale da rendere la zona ormai non bonificabile.
Nel poligono si svolgono assiduamente esercitazioni dell’Aeronautica, della Marina e dei reparti di altri eserciti Nato e attualmente costituisce la più importante risorsa addestrativa e il poligono più importante per le forze armate. Fra le attività più importanti la simulazione d’interventi operativi e la sperimentazione di nuovi armamenti, tra i quali il Ministero della difesa si è sempre rifiutato di specificare se rientrino anche munizionamenti con uranio impoverito;
2) aeroporto di Decimomannu, utilizzato dalla Nato per l’addestramento al volo e le esercitazioni nei vicini poligoni di Capo Teulada, Salto di Quirra e Capo Frasca. È gestito dall’AWTI, ente plurinazionale cui partecipano Italia e Germania, dopo il disimpegno di Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti. Presso la base è operativo un poligono elettronico. Una enorme zona di restrizione dello spazio aereo collega direttamente Decimomannu a Capo Frasca e alla vasta zona, indicata nelle carte militari con la sigla D 40, situata fuori dalle acque territoriali, adibita all’addestramento per il combattimento aereo e tiri aria-aria;
3) poligono di Capo Frasca, utilizzato dall’Aeronautica e dalla Marine italiana, tedesca e Nato per esercitazioni di tiro a fuoco aria-terra e mare-terra. Occupa una superficie a terra di 1.416 ettari e impegna un'”area di sicurezza a mare” interdetta alla navigazione;
4) base di La Maddalena-S. Stefano e giganteschi depositi sotterranei per carburanti e per armi e munizionamento navale;
5) Danger 33: si tratta di uno spazio aereo militarizzato di circa 600.000 ettari che grava sul centro Sardegna, sull’area del Parco nazionale del Gennargentu. La zona di restrizione aerea non è supportata da servitù o demanio militare a terra. Vi si svolge un’intensa attività elicotteristica particolarmente pericolosa per il volo degli aeromobili e, non essendo adibita ad esercitazioni a fuoco, l’area sfugge totalmente al controllo democratico previsto dalla legge 898/1976;
6) porto militare di Cagliari, adibito anche all’ormeggio e alla sosta di natanti a propulsione nucleare e armamento atomico;
7) sono inoltre presenti giganteschi serbatoi sotterranei di carburanti navali Nato gestiti dalla Marina a Sella del Diavolo-S.Elia, un vasto deposito sotterraneo di combustibili-avio Aeronautica militare italiana-Nato a Monte Urpinu, collegato da una rete di oleodotti al molo e agli aeroporti militari di Elmas e Decimomannu, un impianto di telecomunicazioni della Marina a S.Ignazio, provincia di Cagliari, un impianto dell’Esercito italiano a Monte Arci e Santulussurgiu (Oristano), stazioni di telecomunicazioni di supporto al sistema Nato per l’addestramento aereo collegate alla base di Decimomannu-Capo Frasca, rete di telecomunicazioni nel nord della Sardegna, articolata negli impianti di Sassari, Olmedo, Monte Limbara, Tavolara;
8) poligoni per esercitazioni a fuoco a cielo aperto gestiti dall’Esercito a S.Ena Ruggia-Macomer (1.360 ettari), Valle Bunnari (Sassari), Sicaderba-Arzana, Piantabella (Nuoro), Pala e Cresia-Isili, a Cala Andreani-Caprera, nella riserva naturale orientata, compresa nel Parco nazionale Arcipelago della Maddalena, adibita dalla Marina a poligono per esercitazioni a fuoco a terra e a mare;
un assetto del territorio così strettamente connesso alle funzioni militari ha evidenti ricadute sulla vita delle popolazioni dell’isola in termini di sicurezza e salvaguardia della salute, oltre che per tutto ciò che riguarda gli equilibri ambientali e la sfera della sovranità popolare e della democrazia; va sottolineato che nei territori che ospitano gli insediamenti militari, sia italiani che di forze internazionali, si registra da tempo un’elevata incidenza di tumori tra la popolazione – il caso più drammaticamente noto è quello di Salto di Quirra-, in particolare tumori al sistema emolinfatico e alla tiroide, in una percentuale che va decisamente oltre la norma statistica (200% in più della media nazionale);
va infine rimarcato che lo Stato italiano contribuisce per il 37% ai costi per il mantenimento delle basi Usa e delle truppe americane di stanza nel Paese, secondo quanto risulta da documenti ufficiali di bilancio delle forze armate Usa, del Dipartimento della Difesa e del Congresso Usa: solo nell’anno 1999 il Governo italiano avrebbe versato a quello americano 480 milioni di euro, mentre nel 2002 il contributo sarebbe ammontato a 326 milioni di dollari; di questi, 3 milioni sarebbero stati versati in contanti e il resto sotto forma di sgravi fiscali, sconti e forniture gratuite per i trasporti, tariffe e servizi ai soldati e alle loro famiglie;
nel programma elettorale dell’Unione si legge, a pag. 108: “La pace nel mondo, l’unità e la sovranità nazionali sono i valori che devono informare le politiche nazionali di difesa e sicurezza; per questo la prossima legislatura deve avere, sui temi della Sicurezza e della Difesa, un carattere costituente”, e a pag. 109: “Due sono le questioni fondamentali di cui dovremo tenere conto: la nuova rilevanza geo-strategica del sud del Mediterraneo e la necessità di una significativa ridislocazione di enti e reparti nel meridione italiano, nelle regioni dove si registra la quasi totalità del reclutamento dei volontari. In questo quadro reputiamo necessario arrivare ad una ridefinizione delle servitù militari che gravano sui nostri territori, con particolare riferimento alle basi nucleari. Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, coinvolgendo l’Amministrazione centrale della Difesa, le Forze Armate, le Regioni e gli Enti Locali, al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali.”,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno:
che non si dia seguito all’accordo stipulato tra il Governo degli Stati uniti e quello italiano nella XIV legislatura riguardo all’insediamento di una base militare Usa nell’area civile dell’aeroporto Dal Molin di Vicenza e che il progetto sia definitivamente abbandonato;
che venga comunicata una data certa entro la quale la Marina degli Stati Uniti sia tenuta ad abbandonare la base di La Maddalena-S.Stefano;
che, in ottemperanza a quanto previsto dal programma dell’Unione e nel rispetto delle legittime aspettative della popolazione sarda, si proceda a una sensibile riduzione degli insediamenti e delle servitù militari presenti nell’isola.