Mobilità, infrastrutture, ambiente: la transizione giusta per la sostenibilità

Intervento in Aula su DPEF 2008-2011 ed Allegato Infrastrutture

26 Luglio 2007

XV Legislatura

Aula Senato della Repubblica
Resoconto stenografico – seduta n. 204

Discussione generale
Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011 (Doc. LVII, N. 2)

DONATI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, colleghi e colleghe, il DPEF al nostro esame afferma in modo chiaro che crescita e risanamento finanziario dovranno essere socialmente equi e ambientalmente sostenibili. È un’affermazione importante, che condividiamo; un’affermazione che riconosce la valenza di molte questioni ambientali che hanno implicazioni concrete sulla vita delle persone, sulla condizione delle imprese, sull’equità sociale e sulla giustizia distributiva, sulla spesa pubblica e privata.

Il richiamo fatto con chiarezza dentro il DPEF rappresenta sicuramente un punto di svolta importante per noi Verdi e per i Comunisti Italiani. È una svolta rilevante che riconosce e dà valore a nuovi paradigmi culturali, che spesso non trovano una rappresentazione adeguata nelle scelte politiche ed istituzionali.

Fatta questa affermazione molto rilevante, che ci consente di proseguire un confronto sulle iniziative concrete da assumere, dobbiamo, però, riconoscere che a volte, nello stesso Documento, e in particolare nell’allegato sulle infrastrutture, non vi è troppa coerenza tra questi buoni princìpi e le politiche settoriali e le scelte assunte nei diversi settori.

Si afferma l’allarme clima come un tema di assoluta rilevanza, come un tema di innovazione delle imprese; si afferma la necessità di rispettare gli obiettivi del Protocollo di Kyoto ed i nuovi e ben più stringenti obiettivi europei di riduzione dei gas serra, quali obiettivi irrinunciabili, ma poi, ad esempio, sulle scelte infrastrutturali non si va con coerenza nella stessa direzione.

Alcuni numeri solo per indicare il problema: il 25 per cento delle emissioni di CO2 in Italia deriva dal settore dei trasporti, e purtroppo è un settore che continua a crescere. Proprio in questa settimana abbiamo appreso, e con piacere, naturalmente, che finalmente nel 2006 le emissioni di CO2 complessive del nostro Paese avrebbero finalmente rallentato la loro corsa e cominciato la loro riduzione, ma questa affermazione purtroppo non vale per il settore dei trasporti, che continua a crescere, e quindi bisogna misurare i buoni principi, le invocazioni, gli obiettivi, le scelte, i protocolli, le norme, rispetto alle scelte che vengono proposte in questo DPEF, e in particolare su due capitoli: mobilità e infrastrutture.

Il primo punto critico riguarda il fatto che queste due sezioni contenute nel DPEF (mobilità e infrastrutture) non hanno una politica integrata anche a causa di uno scarso coordinamento tra il Ministero delle infrastrutture e il Ministero dei trasporti, dovuto anche, probabilmente, ad una scelta non felice di separare i due Dicasteri.

Se consideriamo nel campo della mobilità le proposte che avanza il DPEF, esse sono più che condivisibili: si parla di sviluppo dei porti e di autostrade del mare; si parla di città, come una delle scelte strategiche ed essenziali per dare qualità alla vita dei nostri cittadini e al contempo garantire mobilità e sostenibilità ambientale; si parla di sicurezza stradale, che credo sia un tema in questi giorni all’attenzione non solo del Parlamento, ma di tutta la popolazione italiana, con numeri che continuano a crescere: è di tutta evidenza infatti che non bastano norme più repressive se non si fa prevenzione e non si interviene sulla rete infrastrutturale per garantire la sicurezza. In questo senso, sia nel parere della Commissione, sia poi nella risoluzione, chiediamo che le risorse per il piano sulla sicurezza stradale vengano predisposte nella prossima legge finanziaria.

Lo stesso capitolo mobilità chiede per le infrastrutture di riprogrammare gli interventi sulla rete basati su un’analisi coerente costi-benefìci, su valutazioni strategiche, per verificarne la coerenza con il piano generale della mobilità, di cui il ministro Bianchi ha già presentato le linee guida. Questo rappresenta un punto critico, perché invece il capitolo infrastrutture, l’allegato infrastrutture, che costituisce un obbligo normativo e una buona parte del DPEF alla nostra attenzione, non sembra fare tesoro di questa richiesta e di questa valenza di coordinamento che viene dal Ministro dei trasporti.

Il ministro Di Pietro ci presenta (e gli va riconosciuto) un piano sicuramente diverso e selezionato dal passato. Alcuni numeri di nuovo per fare un po’ di chiarezza: il piano Lunardi delle grandi infrastrutture – dice il terzo rapporto presentato due giorni fa alla Camera dall’ufficio studi Cresme e dall’Istituto Nova -costa ad oggi 305 miliardi di euro di risorse pubbliche e private. Il ministro Di Pietro ha avviato una prima selezione dialogando con le Regioni e il piano di infrastrutture che ha proposto si aggirava, secondo le stime del CIPE, intorno a 202 miliardi di euro, quindi cifre ancora troppo elevate rispetto alle effettive risorse pubbliche e private disponibili.

È per questa ragione che l’allegato infrastrutture al nostro esame propone una lista di opere per un costo complessivo di 118 miliardi per il prossimo quinquennio, di cui 44 miliardi di risorse da reperire; quindi mi pare di tutta evidenza che il ministro Di Pietro ha avviato una selezione e ci presenta un documento in cui sostanzialmente propone un terzo dell’ammontare delle opere proposte dal faraonico piano Lunardi. Bisogna però sottolineare che 44 miliardi di euro di risorse pubbliche da reperire nel prossimo quinquennio equivalgono a 8,9 miliardi di risorse da trovare in ciascuna legge finanziaria ogni anno; questo è un problema reale di risorse che in realtà, con queste dimensioni, non potranno mai essere disponibili. Per questo chiediamo un’ulteriore selezione.

Lo stesso allegato infrastrutture riconosce la necessità di fare un altro passo in avanti, scegliendo ulteriormente la lista delle opere da fare e da cantierizzare immediatamente, in coerenza col piano generale mobilità, col rispetto di tutte le norme di sicurezza stradale e con il Protocollo di Kyoto in testa. Questo è un punto molto realistico. Dobbiamo fare scelte politiche ulteriori. So perfettamente che scegliere in politica è una delle cose più difficili, anche perché nel nostro sistema Paese mancano strumenti tecnici di ausilio e di supporto alle scelte politiche, tutto diventa mediazione politica e dibattito ideologico e questo, soprattutto nel campo delle infrastrutture, non sempre produce innovazione e buoni risultati.

Un altro tema critico che vogliamo sottolineare è la qualità delle proposte del ministro Di Pietro, che non ci trova completamente coerenti e, per così dire, positivi e sulle quali chiediamo cambiamenti. Purtroppo, ben il 50 per cento della spesa pubblica e privata, sui 118 miliardi di opere che si vogliono fare nel nostro Paese, è costituita da infrastrutture stradali e autostradali. Si propongono, in sostanza, 1.100 chilometri di nuove autostrade e questo, per gli ambientalisti, per chi ha un atteggiamento critico e propone modifiche per il futuro di questo Paese, comporta una forte contraddizione, perché fare più autostrade significa aumentare il traffico e non risolve, invece, i problemi di mobilità molto seri presenti nelle nostre città congestionate dal traffico.

Noi chiediamo di intervenire sulle strade, pur riducendo questo piano faraonico di autostrade. Abbiamo un problema di adeguamento delle nostre strade statali, che possono anche essere messe a pedaggio con i sistemi innovativi, tecnologici e flessibili che oggi ci sono consentiti; ma vi è anche un problema di sicurezza stradale: non dimentichiamo che due terzi degli incidenti avvengono proprio sulle strade a ridosso delle città.

Mi avvio a concludere. Auspichiamo che ci sia – come è scritto nel parere e nella proposta di risoluzione n. 3 – una ulteriore selezione delle opere, con meno autostrade, più ferrovie, più porti, più logistica e più intermodalità.

Infine, chiediamo con forza che il Governo, come è scritto nel programma dell’Unione, presenti il disegno di legge di riforma della legge obiettivo, con cui restituire dignità di decisione e responsabilità agli enti locali e rafforzare le procedure per le valutazioni ambientali. Naturalmente, ci aspettiamo coerenza nelle scelte, proprio perché abbiamo bisogno di far partire in fretta cantieri utili, infrastrutture e servizi per consentire ai nostri cittadini di muoversi meglio nel nostro Paese. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, Ulivo e RC-SE e della senatrice Negri).

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