Mobilità, infrastrutture, ambiente: la transizione giusta per la sostenibilità

Decreto sicurezza stradale

29 Luglio 2002

XIV legislatura

Seduta n. 224

Dichiarazione di voto
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, recante disposizioni urgenti per garantire la sicurezza nella circolazione stradale (Approvato dalla Camera dei deputati) (1583)

DONATI (Verdi-U). Signor Presidente, il decreto-legge mirante a garantire la sicurezza nella circolazione stradale che giunge alla nostra attenzione è l’ennesimo provvedimento che non ci consente alcuna discussione e valutazione, perché arriva dalla Camera sostanzialmente immodificabile; visti i tempi a disposizione per la sua conversione, ci è stato spiegato, tutti gli emendamenti presentati sono stati respinti, nonostante in diverse occasioni fosse stata riconosciuta la loro validità.

E’ abbastanza incomprensibile che su un tema come quello della sicurezza stradale, che il Parlamento ha affrontato in questa legislatura in modo sempre altamente conflittuale, si adotti questo modo di procedere. Voglio ricordare che il ministro Lunardi è venuto in Commissione con una buona parte di norme del nuovo codice della strada a poche ore dalla scadenza della delega, senza darci il tempo di fare una valutazione accurata, tant’è che lo stesso Governo ha poi dovuto, in extremis, ridurre fortemente il numero degli articoli del provvedimento e limitarsi soltanto ad alcuni che riteneva davvero irrinunciabili, così come ha dovuto chiedere una proroga della delega che gli consentirà entro la fine dell’anno di venire a riferire sul complesso delle norme in materia di sicurezza stradale.

Giungiamo quindi ad oggi attraverso un iter assolutamente anomalo che non ha mai consentito una profonda e serena discussione su un tema rispetto al quale dovremmo essere tutti sostanzialmente d’accordo, quello della riduzione dell’incidentalità stradale che miete vittime giovani, determinando comportamenti assolutamente negativi sulla strada.

Ritengo pertanto del tutto sbagliato il modo con cui si è deciso di procedere, dal momento che con questo decreto-legge si anticipano alcune misure – pochissime -del nuovo codice della strada, norme che vengono rese immediatamente operative, lasciando però il resto ad una futura discussione.

Da una lettura assidua dei giornali, si è potuto rilevare che il provvedimento più discusso è stato quello che rende obbligatorio l’uso dei fari anabbaglianti come misura di sicurezza permanente sulle nostre strade. Chiunque ha potuto verificare la quantità di pagine spese per discutere di questa norma e per evidenziare i favorevoli ed i contrari alla stessa, norma per altro introdotta dalla Camera in occasione dell’esame del presente provvedimento.

Credo che quando la discussione si concentra su dettagli come quello testé evidenziato, vuol dire che c’è qualcosa che non va; il Ministro dovrebbe viceversa approfondire e valutare con molta più cautela e profondità il problema della sicurezza stradale.

Come è noto, questo Governo, e nello specifico il ministro Lunardi, ha proposto e ottenuto dal Parlamento che nelle autostrade, laddove esistano la terza corsia e condizioni di scarsa congestione del traffico – sono pochissimi in realtà i tratti della rete autostradale che avranno queste caratteristiche – sarà possibile, dal 1° gennaio 2003, tenere la velocità di 150 chilometri orari. L’aspetto paradossale è che mentre sono stati spesi fiumi di parole sulla sicurezza stradale rispetto all’opportunità di rendere obbligatorio o meno l’utilizzo delle luci, è stato però dimenticato o sottovalutato un dettaglio assolutamente importante e cioè che i messaggi in tema di sicurezza sono più importanti – o perlomeno altrettanto importanti – delle stesse norme.

Sono rimasta colpita – come credo tutti voi – da una recente indagine condotta tra i cittadini, effettuata da un autorevole quotidiano e da un istituto di sondaggi altrettanto credibile, che ha dimostrato che gli automobilisti italiani sono in realtà convinti che già da oggi in autostrada – non ha importanza se di due o tre corsie – sia possibile tenere un’andatura di 150 chilometri orari. Infatti, tutta la polemica e la discussione e in sostanza il messaggio di via libera ai cittadini che il ministro Lunardi ha voluto dare su questo tema ha fatto sì che la percezione finale determinata dal bombardamento di informazioni a cui i cittadini sono sottoposti su ogni fronte, e quindi anche su quello della sicurezza, sia quella di poter andare a una velocità di 150 chilometri orari. E ciò, ripeto, è stato certificato da un sondaggio assolutamente credibile. Del resto, si tratta di un sondaggio che chiunque di noi può condurre anche privatamente, intervistando le persone che conosce, sondaggio da cui certamente risulterà che più o meno tutti sono convinti che, tranne alcuni tratti autostradali, in media è consentito tenere la velocità di 150 chilometri orari.

Risulta quindi di tutta evidenza che il presente decreto-legge è un provvedimento che ha caratteristiche limitate, non dannose, ma sicuramente assolutamente parziali, e che, soprattutto a fronte di messaggi che vengono rivolti ai cittadini in cui sostanzialmente si afferma che è consentito correre in autostrada, perché tanto alla velocità di 130 chilometri orari non ci va nessuno – queste all’epoca furono le obiezioni del ministro Lunardi – assumono una importanza assolutamente relativa, anche se alcune norme in esso contenute sono abbastanza condivisibili.

In tema di sicurezza e di tutela della salute e della vita umana vorrei invitare i Ministri di riferimento ad una maggiore cautela. Infatti, quello che deve arrivare ai cittadini deve essere un messaggio che raffredda, che li fa ragionare e che li mette di fronte al fatto che un errore o un comportamento sbagliato possono rappresentare la fine per intere famiglie, per i cittadini e per i giovani che viaggiano sulle nostre strade, che siano responsabili o non responsabili dell’accaduto.

Chiunque abbia gestito la mobilità nelle aree urbane sa perfettamente che i messaggi rivolti ai cittadini in ordine a certi comportamenti ed i modelli imitativi sono altrettanto importanti del rispetto delle sanzioni e delle capacità di controllo delle regole.

Entrando nel merito del provvedimento, vorrei sottolinearne alcuni aspetti positivi. Sicuramente, uno di questi è l’inasprimento delle sanzioni per le competizioni sportive, che – come è noto – hanno causato comportamenti nuovi (definiamoli così) che richiedono nuovi meccanismi sanzionatori. Anche l’introduzione dell’obbligo delle luci accese per i motoveicoli mi sembra un provvedimento tutto sommato sensato.

Non siamo invece assolutamente d’accordo – e per questo avevamo presentato un emendamento soppressivo – sull’obbligo di tenere le luci anabbaglianti accese per tutta la giornata. Provvedimenti di questo tipo sono assunti, con una certa efficienza, nel Nord dell’Europa, dove – come è noto – il meccanismo con cui vengono introdotti, i comportamenti d’uso ed il tipo di luminosità sono completamente differenti. In sostanza, le luci anabbaglianti accese tutto il giorno non sono assolutamente significative, se le persone continuano a correre, non rispettano il codice della strada e, soprattutto, se sulla strada non sono presenti sistemi deterrenti fissi o sistemi di controllo, che devono essere predisposti da chi ne ha la competenza, al fine di scoraggiare comportamenti che sono davvero pericolosi. Prevedere che d’ora in poi tutti terremo le luci anabbaglianti accese dalla mattina alla sera non aumenterà il livello della sicurezza, perché è un meccanismo aggiuntivo slegato dal resto dei provvedimenti.

Un altro elemento positivo è la riduzione del limite del tasso alcolemico entro cui il guidatore sottoposto a controllo è considerato in stato di ebbrezza ai fini dell’applicazione delle sanzioni. In tal modo, si anticipano le norme del nuovo codice della strada e quindi siamo certamente favorevoli.

Ritengo inoltre che la disposizione contenuta nell’articolo 4 chiarisca con più precisione l’uso dell’autovelox, cancellando anche l’obbligo di contestazione immediata dell’infrazione. Si chiarisce così definitivamente ed in modo inequivocabile l’uso molto delicato e complesso dell’autovelox a fini sanzionatori.

Queste sono le ragioni fondamentali per cui i Verdi si asterranno dalla votazione sul provvedimento in esame, che è parziale: contiene alcuni aspetti positivi, ma non consente di aggredire nel complesso un problema molto grave e non fornisce soluzioni credibili, in prospettiva, al tema della sicurezza stradale.

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