Sabato 10 novembre a Roma, in Piazza Farnese dalle 16
Celebrare i 20 anni dal referendum e ribadirne la validità ancora oggi. Occorre puntare con forza sul solare, il nucleare è pericoloso e costoso
Sabato 10 novembre, dalle ore 16, a Roma (piazza Farnese) si terrà la manifestazione dei Verdi per ribadire la validità della scelta di far uscire il nostro Paese dal nucleare.
E’ previsto un momento di riflessione, ma anche di musica. Interverranno rappresentanti del mondo politico, ambientalista ed economico, dell’associazionismo e dei comitati. Alle 17.00 interverrà Alfonso Pecoraro Scanio.
Venti anni fa, furono 21 milioni di italiani a dire no al nucleare, esprimendosi al referendum dell’8 e 9 novembre 1987. Quella decisione popolare, suffragata con l’81% dei votanti, portò l’Italia fuori dal nucleare da fissione, liberando dall’incubo degli incidenti nucleari.
Ma oggi, a due decenni dal referendum, riemergono nel nostro Paese inquietanti tentazioni di tornare indietro: alcuni settori politici ed economici vorrebbero riaprire all’energia nucleare senza che ad oggi siano stati risolti i problemi delle scorie radioattive, della sicurezza e della proliferazione. E soprattutto senza affrontare con trasparenza e serietà il problema dei tempi e dei costi reali legati a questa fonte di energia.
“Il nucleare è pericoloso e costoso – ribadisce il Presidente dei Verdi e ministro dell’Ambiente – e oggi più che mai, di fronte all’offensiva delle lobby dell’atomo, occorre ricordare il valore di quella scelta. Chi si ostina a proporre il nucleare dimentica sempre di dire che non è ancora stato risolto il problema delle scorie e della sicurezza e che i costi sono enormi. Il futuro è nell’efficienza e nelle fonti sicure, pulite e rinnovabili. Se l’Italia non vuole perdere altro tempo prezioso deve innovare ed investire in questa direzione, altrimenti continueremo a pagare i costi di scelte energetiche sbagliate ed a rincorrere pericolose chimere atomiche”.
In occasione del ventennale del referendum, Legambiente ha pubblicato un dossier. Scorie radioattive, sicurezza degli impianti e costi altissimi: ecco perché ancora oggi l’atomo non conviene, ricorda l’associazione.
L’uscita dal nucleare è una strada che solo recentemente hanno seguito in Europa anche la Germania e la Spagna. “Pensare di tornare indietro sarebbe folle – obietta Legambiente. Se l’Italia oggi volesse allinearsi alla produzione elettrica media UE da nucleare (30%), dovrebbe costruire 8 reattori come quello che sta realizzando la Finlandia (il più grande al mondo), oppure 8 come gli ultimi completati in Francia tra il ’96 e il ’99, oppure 12 di quelli più grandi in costruzione in Cina o 13 di quelli di tipologia russa”.
Il recente sondaggio commissionato dai Verdi mostra chiaramente che gli italiani, di tutti i colori politici, di costruire nuove centrali non ne vogliono sapere.
Sebbene l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) abbia censito nel mondo, a ottobre 2007, ben 439 centrali in attività per una potenza installata di 371.647 MW, il nucleare è oggi una fonte di energia in declino e, dopo la tragedia di Cernobyl del 1986, vede la maggioranza dell’opinione pubblica europea nettamente contraria.
Il futuro energetico del mondo non è l’attuale nucleare con il drammatico problema delle scorie radioattive e della sicurezza e nemmeno il carbone con il suo forte impatto ambientale e sanitario provocato dalle emissioni di CO2 e delle polveri sottili. Una nuova politica energetica deve basarsi sulle rinnovabili, a partire dal sole, sul risparmio e l’efficienza , su una rete energetica intelligente per ridurre al minimo gli sprechi, puntando fortemente sulla ricerca e l’innovazione tecnologica che consenta tra l’altro dare spazio agli sviluppi tecnologici futuri dell’ idrogeno e delle bionergie prodotte su filiera non alimentare. L’energia del futuro sarà democratica, decentrata, distribuita e fonte di ricchezza per i cittadini.